Solo chi nasce su un’isola può capire il legame con la propria terra,

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IMMERSIONI CON GLI SQUALI

Sono isolano e quindi ho un legame molto forte con il mare.
Avevo deciso di prendere il brevetto sub perchè non si può pensare di conoscere il mondo marino senza scendere in profondità.
Dopo le prime immersioni in Sardegna, ho iniziato a pensare agli squali.

Ho visto tanti video fatti in Sud Africa ma le gabbie non erano la mia massima aspirazione.
Sia perchè nella vita non mi piace stare in gabbia, sia perchè è una pratica molto crudele per gli squali.
Vengono infatti attirati con le esche e non è raro che lo squalo si faccia male o che resti incastrato nella gabbia sino magari a morire per le ferite riportate.
Nei miei viaggi ho imparato a rispettare gli animali e non era questa l’esperienza che cercavo.
Per vedere gli squali volevo andare nel loro habitat naturale, vederli liberi.
Ho quindi cercato il modo per realizzare questo sogno (ma sarebbe meglio chiamarla follia) e ho trovato 4 possibili mete: Sud Africa, Hawaii, Bahamas e Fiji.
Non so se ce ne siano anche altre ma le coincidenze cosmiche mi hanno portato alle Fiji, dove per molti si può fare la migliore immersione con gli squali al mondo.

Qui infatti si possono vedere sino ad otto specie diverse di squali: pinna nera, pinna bianca, grigi, argentati, nutrici fulvi, tigre, limone e leuca (o zambesi, spesso confuso con lo squalo toro perchè nei Paesi anglosassoni viene chiamato “bull shark”).
Ovviamente gli squali sono il fulcro dell’immersione ma l’oceano potrebbe essere affollato anche di pesci labro maori, arcobaleno, carango gigante indopacifico, murene, cernie, razze, tartarughe ed oltre 400 specie di pesci tropicali della barriera corallina.
Insomma, chi odia gli acquari e vuole vedere certi animali liberi nel loro habitat naturale, deve venire qua.

 

Isole Fiji - Beqa Lagoon - immersione con gli squali senza gabbia

 

BEQA LAGOON

A circa due ore e mezza di auto dall’Aeroporto Internazionale di Nadi e ad un’ora dalla capitale Suva, si trova Pacific Harbour, base principale per tutte le escursioni nella Beqa Lagoon.
Qui nel 2004 è stato istituito il parco marino protetto Shark Reef Marine Reserve, esempio di ecoturismo sostenibile ed efficiente.
Un team internazionale di scienziati è costantemente impegnato nelle ricerche sulle specie animali che vivono in questa area dell’Oceano Pacifico, capitale mondiale del corallo molle.
Non si può pensare di proteggere gli squali se non si lavora anche alla conservazione dell’habitat.
Le società che gestiscono la riserva marina, in accordo con il governo, portano avanti un progetto di economia sostenibile con i pescatori locali (che hanno assistito ad un enorme incremento della pesca al di fuori della riserva) e con la comunità (molti lavorano come guide subacquee o come guardiani).
Parte del denaro guadagnato viene inoltre destinato ad istruzione, infrastrutture, attrezzature e riciclo dei rifiuti.

 

Isole Fiji - Pacific Harbour

 

PREPARAZIONE

Una volta decisa la mia follia, penso subito a come realizzarla.
Ho guardato video su Youtube, letto i racconti dei sub nei siti specializzati e contattato ostelli e alberghi sino a trovare il centro che organizza le immersioni.
Avendo i posti limitati, è necessario prenotare in anticipo.
La cifra per 2 immersioni con noleggio dell’attrezzatura è di circa € 150,00.

Dopo aver prenotato, ho passato il tempo che mancava a ripassare la teoria, fare qualche immersione in Sardegna e guardare video per essere mentalmente pronto a ciò che avrei trovato nella Beqa Lagoon.

Poi è arrivato il giorno della partenza. Sono servite quasi 24 ore per raggiungere Nadi da Cagliari e uscendo dall’aeroporto ho subito trovato un pulmino con direzione Suva e passaggio a Pacific Harbour.
Quasi tutti gli ospiti delle strutture della zona sono infatti sub che parteciperanno a questo spettacolo.

Il fatidico giorno la tensione è palpabile e anche i sub più esperti non nascondono le emozioni.
Qualcuno ha attrezzature da migliaia di euro, io ho semplicemente costume, maschera, asciugamano e gopro.
Parlando con qualcuno noto lo stupore per il fatto che io sia lì con solo una ventina di immersioni alle spalle e senza aver mai fatto esperienze con squali più “facili”.
Ma io sono così, non mi piacciono le vie di mezzo e devo andare subito oltre il limite.

Un pulmino porta tutti al porto. Dopo le formalità burocratiche si indossano le mute e ci si divide in due barche.
Per raggiungere il luogo dell’immersione servono circa 20 minuti di navigazione nei quali si fa la riunione tecnica.
Con chiarezza e grande eccitazione, le guide spiegano cosa succederà lì sotto e come bisogna comportarsi, sia sott’acqua sia in caso di urgenze di pronto soccorso a bordo.
Poi all’improvviso la barca si ferma, ci si controlla velocemente e si entra in acqua.

LA PRIMA IMMERSIONE

Quasi tutto ciò che può andare male ad un sub, mi è capitato nella prima immersione.
Non ho tanta esperienza quindi tendo ad entrare in acqua tra gli ultimi, in modo da sprecare meno aria possibile.
Siamo circa 30 persone ma, cosa per me inattesa, non abbiamo formato le coppie per scendere in sicurezza.
Ci siamo trovati quindi tutti in fila vicino alla barca sino alle parole che hanno dato il via all’immersione: “scendiamo il più in fretta possibile a -30 metri“.
Non era questo il segnale che aspettavo.

Inizio a scendere con calma ma velocemente, trovandomi ben presto da solo intorno ai -20 metri.
Cerco un altro sub per continuare in sicurezza ma almeno 20 persone sono già arrivate al punto stabilito, gli altri sono sopra di me con difficoltà a proseguire la discesa.
Mentre mi chiedo se sia più sicuro terminare la discesa da solo o aspettare che mi raggiunga qualcuno, mi accorgo di avere uno squalo a una decina di metri da me.
Non chiedermi che squalo fosse, non chiedermi quanti metri fosse grande. È il primo squalo che ho visto e non avevo immaginato di vederlo in questo modo.
Scendo il più velocemente possibile pensando solo “muoviti, prima che ti veda e gli venga l’acquolina in bocca!“.

 

Isole Fiji - Beqa Lagoon - immersione con gli squali senza gabbia

 

Ma una volta arrivato nel punto stabilito, “la Cattedrale”, sono ancora più in difficoltà.
Perchè i video che si vedono su Youtube (e in realtà anche quello che ho fatto io successivamente) mostrano situazioni perfette, respiro calmo, immagini stabili, subacquei sereni appoggiati sulla barriera corallina.
La realtà è maledettamente diversa.

 

Isole Fiji - Beqa Lagoon - immersione con gli squali senza gabbia

 

Pensavo di trovare un appiglio stabile e invece sul fondale ci sono solo rocce appoggiate.
E a -30 metri la corrente è fortissima.
Sarà stata la situazione, sarà stata la poca esperienza ma nè io nè altri riusciamo a tenere l’assetto e a stare fermi.
Quando si muove uno, se ne porta via almeno 5.

 

Isole Fiji - Beqa Lagoon - immersione con gli squali senza gabbia

 

Tutto questo ovviamente mentre decine di squali affollano l’oceano, banchettando a pochi centimetri da noi.

 

Isole Fiji - Beqa Lagoon - immersione con gli squali senza gabbia

 

Quando la situazione si è fatta troppo pericolosa (o forse quando è finito il pasto degli squali, non lo so) le guide indicano la via per il luogo della seconda parte dell’immersione, da raggiungere nuotando contro corrente.
Saliamo intorno ai -15 metri per dar da mangiare ad altri squali.
Qui trovo una posizione migliore, centrale. Ma la calma dura poco.

Nel lato destro, la corrente è visibilmente più forte e se io ed altri siamo riparati, i sub in quella zona sono in difficoltà.
Non riescono a stare fermi e vengono spazzati da una parte all’altra, sino a coinvolgere praticamente tutto il gruppo.
A quel punto, come dentro una gigantesca lavatrice, è il caos: impossibile non dare e ricevere involontariamente gomitate, calci e colpi di bombole o perdere qualcosa (camera ma ancora peggio l’erogatore).
Impossibile non terminare l’immersione e far risalire tutti in superficie.

 

Isole Fiji - Beqa Lagoon - immersione con gli squali senza gabbia

 

Ma ogni sub, anche il più esperto, sa che il pericolo principale è sempre uno: l’aria.
In un’immersione simile, pur se durata solo 25 minuti, non può che capitare quello che immagini: qualcuno ha finito l’aria nella bombola.
Ho visto almeno un’altra persona con questo problema.
Si, un’altra, perchè anche io ho finito l’aria, a circa -8 metri.

Vicino a me c’è comunque una delle guide e al classico gesto di segnalazione, ricevo subito l’erogatore di emergenza (riguardando i video a casa noterò che ovviamente in acqua c’erano varie bombole di sicurezza).
La risalita prosegue così senza ulteriori problemi.
Una volta in superficie, salgo al volo in barca, rendendomi conto di aver perso la gopro.
Ormai rassegnato, avviso una delle guide che riscende senza esitazione, recuperando la cam (e concludendo anche il video con delle immagini degli squali vicino a lui).

 

Isole Fiji - Beqa Lagoon - immersione con gli squali senza gabbia -

 

Sulla barca mi serve qualche minuto per riprendere serenità. Non sono terrorizzato ma ripenso a tutto ciò che è successo là sotto.
Anche altri non se la sono vista benissimo. Qualcuno in realtà non ha proprio visto niente.
Come detto, alcuni sub all’inizio dell’immersione si sono trovati subito in difficoltà e, spaventati o isolati, hanno rinunciato alla discesa e sono risaliti in barca.

LA SECONDA IMMERSIONE

Tra una chiacchiera, una tazza di the caldo e qualcosa da mangiare, si avvicina il momento di una decisione importante: fare la seconda immersione o stare sulla barca?

Ammetto di aver scelto a lungo la seconda opzione.
Sono successe troppe cose lì sotto, non voglio rivivere un’esperienza simile, mi è andata bene una volta e la seconda non so se avrebbe lo stesso esito, ho comunque visto gli squali liberi nel loro habitat e magari mi farei dare un video da un altro sub…

Ma poi penso che il peggio mi è già successo e non può ricapitarmi dopo pochi minuti, ho visto gli squali ma non li ho davvero ammirati, nonostante tutto sono ancora qui a ragionare, aver perso e recuperato la gopro significa che devo riusarla.
Insomma, decido di fare la seconda immersione ma di cambiare strategia.

Mi preparo con largo anticipo e scendo in acqua tra i primi.

 

Isole Fiji - Beqa Lagoon - immersione con gli squali senza gabbia

 

Questo mi permette di fare la discesa rapida con le guide, arrivare velocemente a -30 metri e sistemarmi nel posto riparato da tutte le correnti.

Davanti ai miei occhi inizio a vedere i primi squali curiosi che ci osservano muovendosi molto lentamente.
Questa volta deve andare per forza tutto bene e penso solo a non agitarmi perchè tutto dipende da me.
Mentre il resto del gruppo termina la discesa e si sistema sul fondale, io sono già rilassato, con l’assetto perfetto, mi concentro sulla respirazione lenta e ho la gopro stabilizzata.

 

Isole Fiji - Beqa Lagoon - immersione con gli squali senza gabbia

 

Migliaia di pesci colorano l’acqua e il numero di squali aumenta velocemente.
Si avvicinano curiosi sino a pochi centimetri e poi cambiano direzione quando inizi a pensare che ti sbattano addosso. Sono meravigliosi ed è un’emozione fortissima vederli liberi, un sogno che si realizza.

 

Isole Fiji - Beqa Lagoon - immersione con gli squali senza gabbia

 

Poi è il momento della merenda: un bidone colmo di pesce si apre lentamente e gli squali mostrano tutta la loro potenza. Si muovono più freneticamente e l’acqua si introrbidisce.

 

Isole Fiji - Beqa Lagoon - immersione con gli squali senza gabbia

 

Isole Fiji - Beqa Lagoon - immersione con gli squali senza gabbia

 

Mi godo uno spettacolo incredibile. Sto vivendo uno dei tanti documentari visti in tv.
Circa 100 squali sono vicini a me, quasi mi accarezzano, possiamo guardarci negli occhi.

 

Isole Fiji - Beqa Lagoon - immersione con gli squali senza gabbia

 

Isole Fiji - Beqa Lagoon - immersione con gli squali senza gabbia

 

E nel frattempo migliaia di pesci sfrecciano in tutte le direzioni, forse per recuperare le briciole lasciate dai padroni degli oceani.
Siamo ospiti a casa loro. Ospiti privilegiati.
Ero preparato mentalmente a un’immersione di questo tipo e quindi la vivo con totale calma.

 

Isole Fiji - Beqa Lagoon - immersione con gli squali senza gabbia

 

Il bidone viene spostato in orizzontale in modo che tutti i sub possano vivere la stessa esperienza. Vivo quello che non sono riuscito a vedere nella prima immersione.

 

Isole Fiji - Beqa Lagoon - immersione con gli squali senza gabbia

 

Dopo circa 15 minuti le guide sbattono ripetutamente le bombole: è il segnale che l’immersione deve terminare e dobbiamo iniziare le procedure per la risalita in superficie.

 

Isole Fiji - Beqa Lagoon - immersione con gli squali senza gabbia

 

Non so se qualcosa sia andato storto ad altri sub ma credo sia probabile.

Sono comunque felice di aver vissuto questa esperienza e il video che sono riuscito a girare mi emozionerà ogni volta.

CONCLUSIONI

Immergersi con gli squali è un’esperienza difficile da spiegare se non la si vive.
Ho scritto al presente, cercando di coinvolgerti in ogni istante e in ogni mia emozione.

Probabilmente la mia poca esperienza mi ha fatto correre dei rischi altissimi ma è anche vero che sub molto più esperti di me hanno vissuto l’immersione dalla barca perchè non sono riusciti a scendere velocemente ed altri hanno comunque avuto difficoltà nel gestire la corrente.
Forse la sicurezza non è stata impeccabile ma le immersioni nella Beqa Lagoon vengono fatte da decenni e mai nessuno è rimasto ucciso o gravemente ferito.

Si ha comunque a che fare con squali di grandi dimensioni, predatori potenzialmente letali che devono essere rispettati.

 

Isole Fiji - Beqa Lagoon - immersIsole Fiji - Beqa Lagoon - immersione con gli squali senza gabbiaione con gli squali senza gabbia - 18

 

Credo che gli animali che frequentano quest’area del Pacifico siano ormai abituati ai sub che si immergono per vedere lo spettacolo e soprattutto a ricevere il pasto quotidiano, come se fosse un’abitudine certa, prevedibile e puntuale.
Si potrebbe anche discutere su quanto ciò sia etico ma io resto dell’idea che la cosa importante sia non danneggiare gli animali, e questo avviene, come dimostrato da tutte le ricerche scientifiche.
Queste attività garantiscono inoltre la tutela degli squali perchè consentono alle comunità locali di vivere grazie alle migliaia di sub (dilettanti, professionisti, scienziati, biologi, registi cinematografici ecc) che si recano quotidianamente nelle Isole Fiji per vivere questa incredibile esperienza.

Da provare almeno una volta nella vita.

 

Isole Fiji - Beqa Lagoon - immersione con gli squali senza gabbia

 

ISLA HOLBOX: L’ISOLA DEL RELAX

La mia prima grande delusione

A Isla Holbox ho avuto la prima grande delusione nei miei viaggi.

Ho sempre associato il Messico all’EZLN ed ai Maya ma quando ho iniziato ad organizzare questo viaggio mi sono informato su tutto ciò che poteva interessarmi.
Tra le varie possibilità, ho scoperto che le acque dell’isola Holbox sono frequentate, in certi periodi dell’anno, dagli squali balena.
Lungo sino a 20 metri e con un peso che arriva alle 34 tonnellate, è lo squalo più grande che esiste.
Non è pericoloso per l’uomo (a meno che non si venga colpiti nuotandoci troppo vicino) perchè si nutre principalmente di plancton.
Ho deciso quindi di trascorrere due notti sull’isola per poter vedere da vicino questo gigante dei mari, nel suo habitat naturale.

Ma il meteo non era d’accordo.

 

Messico-Isla-Holbox-strada

 

Isla Holbox mi ha accolto con un pesante diluvio e la pioggia è scesa quasi ininterrottamente per 4 giorni, impedendo l’uscita delle barche e qualsiasi possibilità di vedere da vicino gli squali balena.
Ho annullato il soggiorno a Cancun per trattenermi e aspettare che il tempo migliorasse ma è stato tutto inutile.
Pur con tanti rimpianti, ho dovuto lasciare l’isola per volare a Cuba.

Quando non si va in uno zoo, si rischia di non vedere gli animali che si cercavano.
Per la prima volta da quando ho iniziato a viaggiare, ho dovuto fare i conti con la natura.

Mi è ricapitato qualche anno dopo alle Fiji, quando il troppo vento ha tenuto lontane le mante giganti.
Però devo anche dire che sono stato fortunato a vedere i pinguini in Patagonia, gli orsi polari alle Isole Svalbard, gli elefanti in Laos, i panda in Cina, gli squali alle Fiji e le balene a Tonga.

 

Un addio è un nuovo inizio

Certi luoghi resteranno per sempre legati ad alcune decisioni fondamentali della nostra vita.

Valigia o zaino? Tutti prima o poi ci facciamo questa domanda.
La risposta spesso è determinata dal tipo di viaggi che si fanno e dalle esperienze che ne conseguono.

Ho iniziato a viaggiare con la valigia perchè, ad un primo sguardo, è facile scegliere la comodità delle ruote rispetto ad un peso da portare sulle spalle.
Ma questo è sempre valido?

Ti è mai capitato di dover portare la valigia con tutto il suo peso da un lato del corpo che ti sbilancia, su per una ripida ed infinita scalinata in legno, poi camminare sotto il diluvio per 2 km in un’isola dove non ci sono strade asfaltate ma solo sabbia, con le ruote che si bloccano e diventano un ulteriore rallentamento mentre sei completamente fradicio?
Ecco, tutto questo mi è successo a Isla Holbox!

Ed è proprio qui, per questo, che ho deciso di dire addio alla valigia ed iniziare la mia vita da backpacker, cioè viaggiatore zaino in spalla.

E non mi sono mai pentito.

 

Messico-Isla-Holbox-hostel

 

COSA FARE A ISLA HOLBOX

Sono scappato in anticipo dall’eterno folle divertimento di Cancun per arrivare in circa 3 ore nella lenta e calma Holbox.
Tutta l’isola è pedonale e si può quindi passeggiare tranquillamente alla ricerca del miglior souvenir o del ristorante messicano con tacos, aragosta o ceviche più buoni.
Escluse le esigenze di lavoro, gli unici mezzi di trasporto sono le bici e le golf car. Si, proprio le macchine elettriche che si vedono nei campi da golf.
Di sera, residenti e viaggiatori si ritrovano nei locali o nella piazza principale, che si anima con musica dal vivo.

Le spiagge sono lunghe distese di sabbia bianca e fine, con l’acqua bassa che degrada molto lentamente.

 

Messico-Isla-Holbox

 

Holbox fa parte della Riserva della biosfera di Yum Balam ed è un rifugio naturale per varie specie in via di estinzione o comunque minacciate.
La maggior parte degli abitanti è interessata a mantenere intatto questo ecosistema e partecipa a progetti di turismo sostenibile.
Da maggio a settembre è solitamente possibile nuotare con gli squali balena ma, come detto, purtroppo il meteo non mi è stato amico e non ho potuto vivere questa esperienza.

Se ci sono gli squali balena, significa che c’è anche il loro cibo preferito: il plancton.
Le lucciole sono il primo animale che associamo all’emissione di luce.
Questo fenomeno avviene grazie ad alcune reazioni chimiche che avvengono nel loro corpo e coinvolge molti organismi viventi. Tra questi c’è anche il plancton.

Questi organismi sono incapaci di nuotare attivamente e vengono quindi trasportati dalle onde e dalle correnti.
E quando il plancton brilla nel buio, si vede uno spettacolare mare di stelle.

 

Isla Holbox - Messico - bioluminescenza plancton

 

Secondo alcuni studi scientifici, la bioluminescenza è un’arma di difesa usata da questi microrganismi.
L’intensità del lampo luminoso nella notte infastidisce i vari predatori, spesso fotofobici, e inoltre li rende visibili ai cacciatori di un livello trofico superiore.

Di notte, soprattutto nella zona occidentale dell’isola, è quindi possibile vedere la bioluminescenza del plancton.

Oltre il totale riposo, altre attività possibili sono il kayak tra le mangrovie della laguna e l’osservazione di animali come fenicotteri e pellicani.

 

Messico-Isla-Holbox-barche

 

 

pellicano-messico-isla-holbox

MAGDALENFJORDEN: SENTIRSI UN ESPLORATORE

Prima della partenza, oltrepassare il limite geografico dell’80° parallelo Nord era uno degli obiettivi del mio viaggio.
Sapere che a Magdalenfjorden avrei potuto fare il bagno nelle gelide acque del Mar Glaciale Artico, rendeva grande l’attesa per questo giorno nella spedizione sulla Hurtigruten. Continua a leggere

NY ALESUND: VIAGGIO CON GLI SCIENZIATI

A Ny-Ålesund vivono circa 30 persone d’inverno e 130 d’estate.
Un pò come tutte le Svalbard, è un territorio internazionale, fondamentale base scientifica soprattutto per geologi e meteorologi.

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VIAGGIO A BARENTSBURG

L’URSS ALLE ISOLE SVALBARD

Raggiungibile in inverno in motoslitta, d’estate prima tappa delle spedizioni Hurtigruten oppure visitabile con un’escursione giornaliera da Longyearbyen, Barentsburg (in russo Баренцбург) è l’unico insediamento minerario risalente al periodo sovietico ancora funzionante alle Isole Svalbard e ha un importante valore geopolitico.

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ESCURSIONE A PYRAMIDEN DA LONGYEARBYEN

TROVARE L’URSS E GLI ORSI POLARI

Dopo la spedizione polare con la Hurtigruten, sino a superare l’80° parallelo nord, ho scelto l’escursione da Longyearbyen a Pyramida e al ghiacciao Nordenskiöldbree come ultima carta per provare a vedere gli animali assenti nei giorni precedenti.
E incredibilmente è stata la scelta perfetta.

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LONGYEARBYEN: VIAGGIO AI CONFINI DEL MONDO

Il gate 20 è al piano inferiore dell’aeroporto di Tromso e camminando nei grigi corridoi sembra di essere già usciti dalla pulita e ordinata Norvegia.
Il passaggio alla dogana per il controllo passaporti segna l’uscita dall’area Schengen e porta nella sala d’attesa.

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ISOLE SVALBARD: VIAGGIO AL POLO NORD

Mi è sempre piaciuta la geografia e spesso capita di scavare nei ricordi cercando mete insolite e poco conosciute per i prossimi viaggi.
È in una di queste ricerche che le Isole Svalbard sono diventate la destinazione illuminante.

Le isole sotto la bandiera norvegese, spesso addirittura nascoste dal braccio dell’asse terrestre nel mappamondo, sono le terre abitate più a nord del pianeta.

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CROCIERA NEI FIORDI NORVEGESI E ALLE SVALBARD

Da isolano ho sempre visto la nave come un mezzo di trasporto per raggiungere quello che in Sardegna chiamiamo “il continente”.
Il mio modo di viaggiare è molto lontano dal vedere la nave come comodo hotel/ristorante su cui passare la maggiorparte del tempo, come se le città portuali fossero solo un intermezzo secondario tra una mangiata, un ballo, una canzone al karaoke, un tuffo in piscina e il meritato riposo a fine giornata.

L’esperienza sulla Hurtigruten può essere vissuta in entrambi i modi e per questo l’ho scelta.

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NATURA E LEGGENDE DEL SELCIATO DEL GIGANTE

NATURA E SCIENZA

Il Selciato del Gigante, patrimonio Unesco dal 1986, è una distesa di circa 40.000 colonne basaltiche per lo più esagonali, alte sino a 28 metri.
La scienza ci insegna che oltre 60 milioni di anni fa, un’eruzione vulcanica sottomarina portò in superficie una grande massa lavica che, a contatto con vento e mare, si raffreddò velocemente, solidificandosi, contraendosi e generando le spaccature che diedero vita a queste particolari colonne.

Questo è il Selciato del Gigante, in continuo cambiamento a causa dei movimenti delle colonne.

 

colonne basaltiche The Giant's Causeway - Irlanda

 

colonne basaltiche The Giant's Causeway - Irlanda

 

The Giant's Causeway - Irlanda

 

 

 

piede The Giant's Causeway - Irlanda

 

 

LA LEGGENDA DEL GIGANTE

Un luogo così particolare non può che ispirare leggende.
Una delle più conosciute riguarda Fionn mac Cumhaill (nome spesso anglicanizzato in Finn McCool).
Il gentile gigante Irlandese costruì la strada per raggiungere la Scozia e affrontare l’omologo rivale Benandonner.
Dopo aver costruito il selciato, stanco per la grande fatica, Fionn si addormentò.
La mattina dopo, la moglie di Fionn, Oonagh, trovò il marito che russava e sentì il fragoroso rumore dei passi di Benandonner che attraversava il selciato. Era davvero enorme e Fionn non avrebbe avuto nessuna speranza di sconfiggerlo.
Oonagh decise allora di mettere una camicia da notte sull’addormentato Fionn, per farlo sembrare un bambino.
Quando Benandonner arrivò a casa, chiese di incontrare il codardo rivale ma Oonagh gli chiese di non urlare altrimenti avrebbe svegliato il figlio.
Benandonner, vedendo le dimensione del “bambino”, si preoccupò di quanto potesse essere grande Fionn e così, spaventato, scappò verso la Scozia distruggendo il selciato dietro di sè.

 

if the chimneys are smoking The Giant's Causeway - Irlanda

 

Humphrey the camel - The Giant's Causeway - Irlanda

 

Humphrey the camel - The Giant's Causeway - Irlanda

VISITARE IL SELCIATO DEL GIGANTE

Il biglietto d’ingresso costa 10 £, comprensivi di audioguida multilingue indispensabile per capire l’origine di questo particolare sito e le leggende che lo avvolgono.
Si possono raggiungere le colonne sia con una passeggiata panoramica, sia con un autobus (a pagamento).
Al Centro Visitatori, sostenibile e con una originale struttura che riporta alle colonne basaltiche, si trova avviamente un bar e un negozio di souvenir.

 

spiaggia - The Giant's Causeway - Irlanda

 

COME ARRIVARE

Auto

All’esterno del centro visitatori è disponibile un ampio parcheggio

 

Mezzi pubblici

Se non si ha una macchina a disposizione, i mezzi pubblici sono un ottimo modo per spostarsi.
Spendere 17£ per la iLink Zona4 permette di usare sia treni che autobus per 24 ore.

La città di Coleraine è il fulcro dei collegamenti con Belfast (autobus 218) e Derry (autobus 234).
Da qui si sale sull’autobus 172, direzione Ballycastle, e si scende alla fermata The Giant’s Causeway, a 150 metri dall’ingresso del Centro Visitatori.

 

vento sulle scogliere - The Giant's Causeway - Irlanda

VIAGGIO A DERRY/LONDONDERRY:

DIMMI IL NOME DELLA TUA CITTÀ E SAPRÒ CHI SEI

Per capire quasta parte di Irlanda è necessario non fermarsi a Belfast.
Scoprire Derry è fondamentale per capire le divisioni storiche, ideologiche e culturali che separano gli abitanti.

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VIAGGIO LOW COST IN IRLANDA

RYANAIR: AEREI PER VIAGGIATORI NOMADI

Non sono più gli anni in cui si viaggiava con € 0,01 ma continuerò comunque a difendere l’irlandese Ryanair, che ha rivoluzionato il modo di spostarsi, consentendo a milioni di persone di salire su un aereo con pochi euro.
Resto sempre dell’idea che sia solo un collegamento tra una città e un’altra.

Non importa in che sedile mi devo sedere, non importa se ci sono più annunci di vendita sull’aereo che su ebay, non importa se devo sfidare la fisica per preparare lo zaino, non importa se devo riempire le tasche con quello che non entra nel bagaglio a mano, non importa se la felpa non ci sta e me la devo legare in vita…

Mi importa solo, per esempio, raggiungere Belfast e tornare a Cagliari spendendo solo 30 euro.

 

Belfast-irish-flag

 

COME ARRIVARE

Il George Best Belfast City Airport, dedicato nel 2006 ad uno dei suoi cittadini più famosi, sorge adiacente al porto, a soli 5 km dal centro città. I suoi voli collegano principalmente l’isola al Regno Unito, con qualche volo stagionale verso Barcellona, Amsterdam o Bruxelles.

Il Belfast International Airport ha invece collegamenti con tutta Europa, Cuba e Stati Uniti.
Per raggiungere la stazione centrale Europa Buscentre occorrono circa 40 minuti con l’Autobus Express 300.
I biglietti si possono fare nel banco informazioni all’interno dell’aeroporto (servizio ottimo, con mappe e informazioni su tutto ciò che offre l’isola irlandese, gratis e multilungua) oppure direttamente a bordo (ma potrebbe servire l’importo esatto, l’autista non sempre ha il resto).
Il costo è di 8 £ solo andata, 11 £ incluso il ritorno.
Nessun divieto per chi ci vuole trascorrere la notte. Però l’ambiente non è molto amichevole: sedie scomode, luci perennemente accese e personale impegnato tutta la notte a pulire parlando a voce alta.

MUOVERSI IN IRLANDA

Per guidare serve sempre esperienza e sicurezza. Qui ovviamente si guida in modo anglosassone e preferisco non rischiare un frontale contromano.

Usare i mezzi pubblici è facile ed economico.
Esiste una carta giornaliera con cui prendere qualsiasi mezzo e spostarsi in tutta l’Irlanda del Nord. Si chiama iLink Zone4 e costa 17 £.
Bisogna chiederla specificatamente, non sempre ai banchi della stazione la propongono, preferendo vendere i più cari biglietti singoli.

Ci sono dei collegamenti diretti tra gli aeroporti di Belfast e Derry con i miniautobus di airporter.co.uk.
In questo caso le tariffe sono di 20 £ per viaggio singolo di una persona (30 £ con ritorno), 15 e 25 £ se si viaggia in più di 2 persone, 10 e 15 £ per passeggeri sotto i 16 anni.

 

COSA VEDERE

Gran parte della storia di Belfast è legata alla guerra che divide da più di 800 anni cattolici nazionalisti irlandesi e protestanti unionisti inglesi.

Le strade della città hanno visto oltre 1.500 morti e l’odio non si chiude dentro una bara, ma da lì ne esce fuori con maggiore prepotenza.

I murales rappresentano la storia e la cultura dell’Irlanda e mostrano la divisione chiara e visibile tra i rispettivi quartieri. E lo stesso fanno i diversi colori di marciapiedi e pali (tricolori verdebiancoarancio in zona irlandese, rossobiancoblu in zona inglese) e un’atmosfera sempre tesa e guardinga.

Sono tanti i tour a piedi o in taxi che si possono fare, ma io preferisco sempre girare a piedi alla ricerca di qualcosa di diverso dalle classiche visioni.

 

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Zona irlandese, cattolica, nazionalista, repubblicana

I murales riempiono le strade intorno a Falls Road.

 

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Oltre le immagini di amici e parenti che hanno perso la vita e il sostegno all’IRA, si trovano legami indipendentisti (dediche a Paesi Baschi e Catalogna), di sinistra (Palestina, Cuba, Africa) e di chi è venuto da ogni parte del mondo a sostenere questa causa.

 

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Zona inglese, protestante, unionista, lealista

Vicino alla stazione centrale, un grande murales indica l’arrivo in Sandy Row. Qui nei 1866 venne fondato il Linfield FC, squadra in cui ancora oggi, pur se non ufficialmente, vengono tesserati solo giocatori protestanti.
Un pub con le vetrate spesso danneggiate è la casa dei tifosi dei Glasgow Rangers, scozzesi supportati in città per il loro legame con i protestanti.

 

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La popolazione unionista abita principalmente nella zona di Shankill Road. D’altronde il gruppo dei “Macellai di Shankill” divenne tristemente noto durante la guerra.

 

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Il 12 luglio, the glorious Twelfth per i protestanti, si festeggia ancora invocando la morte dei cattolici, come quel giorno del 1690 in cui il re protestante Guglielmo III d’Orange sconfisse il re cattolico Giacomo II nella battaglia del fiume Boyne, sancendo il predomino dei coloni protestanti inglesi e scozzesi sugli irlandesi nazionalisti cattolici.
Il corteo è sempre simbolo di scontri e feriti tra le due fazioni.

I murales qui hanno costanti riferimenti ai sovrani inglesi, ad amici e parenti uccisi e in favore dei gruppi paramilitari UDA e UVF, maggiori responsabili della morte dei cattolici.

 

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Il muro della pace

Se i colori di murales, marciapiedi e pali rappresentano le diverse comunità, niente è più chiaro ed evidente dell’alto muro di divisione, ancora indispensabile a tal punto che vengono chiusi i cancelli tutti i giorni dalle 20.00 alle 06.00, separando fisicamente le due comunità nemiche.

 

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Belfast è davvero divisa in due parti opposte e costantemente in guerra. Solo la quasi costante pioggia fa intravedere i colori di una pace lontana da essere raggiunta.

 

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Il Titanic

Oltre tutto ciò, Belfast fu il centro mondiale specializzato nella costruzione di navi. Dal cantiere navale Harland and Wolff uscì anche il Titanic. Visitare il museo è quindi imperdibile anche se forse sono uscito un pò deluso.

 

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Il museo è all’interno di una struttura che mi ricorda il Guggenheim di Bilbo/Bilbao.
Mi sarei aspettato di trovare una fedele ricostruzione degli ambienti invece tutto è incentrato sulla sua costruzione (bello il percorso nel trenino che fa capire le condizioni di lavoro) e sul suo unico viaggio, iniziato da Belfast e terminato in fondo al mare.

All’esterno del museo si trova la Nave Nomadic, sorella minore del Titanic e ultima nave della linea Stella Bianca.
Il biglietto cumulativo costa £ 18.50 e vale sicuramente la pena entrare nei corridoi vuoti per immaginarsi in quel fatale 15 aprile 1912.

 

Nelle vicinanze di trova la SSE Arena Belfast.
Le bandiere al vento e le sciarpe al collo dei tifosi mi hanno spinto a vedere per la prima volta una partita di hockey sul ghiaccio, la finale IIHF che ha visto la sconfitta ai rigori dei Belfast Giants.

PROSEGUIRE IL VIAGGIO

Sfruttando la carta giornaliera iLink Zone4, è senza dubbio doveroso dedicare qualche giorno alla città di Derry e a The Giant’s Causeway, luogo così fuori dal comune da prestarsi alle tante leggende che lo avvolgono.

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