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Gengis Khan: il condottiero del più vasto impero della storia

GENGIS KHAN: L’EROE MONGOLO

A qualche chilometro da Ulaan Baatar, nell’infinito della steppa, compare all’improvviso una vera e propria cattedrale nel deserto: l’imponente monumento all’eroe nazionale Gengis Khan.

Pochi sanno che in poco più di 25 anni, con un esercito di soli 100.000 uomini, creò il più grande impero della storia umana: un regno che si estendeva per 31 milioni di chilometri quadrati, dai Balcani al Pacifico e dall’India alla Siberia nel nord.

 

Temüjin, l’uomo che divenne Chinngis Khaan (conosciuto ai più come Gengis Khan) nacque forse nel 1162 in qualche parte della steppa della Mongolia, da un oscuro capo di una tribù poco rilevante.

Trascorse la sua infanzia combattendo con i clan limitrofi per poi, grazie alle sue strepitose vittorie, diventare il Khan supremo della confederazione mongola.
Nel 1206, sconfitte tutte le popolazioni nomadi a lui nemiche, divenne il capo assoluto, il Kakhan, il Khan dei Khan.
Gengis invece significa probabilmente oceano. E indicava la grandezza dell’area sotto il suo controllo.

Gengis Khan sfruttò il suo esercito per lanciarsi alla conquista del Lago Baikal, della Cina settentrionale, della Manciuria, del Tibet, sino a superare la Grande Muraglia e conquistare Pechino.
Poi guardò verso occidente, conquistando il Mar Caspio, la Mesopotamia, Samarcanda, Bagdad, la Russia meridionale, l’Afghanistan.

Pianificazione, organizzazione, vendetta e ferocia furono le sue armi invincibili.

 

TECNICHE DI COMBATTIMENTO

Gli archi piccoli e maneggevoli scagliavano frecce oltre i 300 metri, perfetti per uomini abituati a cavalcare ad altissima velocità.

Inoltre indossavano un abbigliamento speciale, che si tendeva senza rompersi, impedendo alle frecce nemiche di ferire e uccidere pur se andavano a segno.

Prima di sferrare l’attacco studiavano per mesi i sistemi di difesa, i rifornimenti, le vie di fuga.

Spesso i Mongoli facevano migliaia di prigionieri nei territori circostanti una città fortificata.
Poi li usavano come scudi umani nell’avanzata. I difensori delle mura riconoscevano parenti e amici nelle prime file mongole e si rifiutavano di combattere, costringendo la propria città alla resa.

Fece addirittura costruire una diga per bloccare i rifornimenti d’acqua e alla capitale tibetana Erikaia, per poi conquistarla inondandola.

Nella conquista dei 3 regni medievali che componevano la Cina, arruolò nelle sue fila gli ingegneri esperti di armamenti. Rafforzò quindi il suo esercito con catapulte, balestre giganti e soprattutto esplosivi, usati addirittura sotto forma di razzi.

LO STERMINIO DEI NEMICI

Nella Pechino conquistata, i Mongoli infierirono per oltre un mese sulla popolazione stremata dall’assedio.
Testimoni riferirono che le strade erano diventate scivolose dal grasso umano e ovunque si trovavano mucchi di ossa della gente massacrata.

Nel 1220 rase al suolo la città afghana di Balkh, lasciando in vita solo i cani randagi.

Non furono così fortunati gli animali di Nishapur. Per vendicare la morte del cognato, l’esercito di Gengis Khan uccise ogni essere vivente della città (la popolazione era di circa 1.750.000 abitanti) e li decapitò per evitare che qualcuno si salvasse.

Nel 1221 conquistò la città persiana Merv e, secondo lo storico persiano al-Joveyni, vissuto una generazione dopo il massacro, “vennero lasciati in vita solo gli artigiani. Il resto della popolazione, circa un milione e mezzo di persone, venne massacrato. Ogni guerriero mongolo uccise quattrocento persiani, tanto che le montagne sembravano colline e le pianure erano inzuppate di sangue”.

Gengis Khan morì il 24 agosto 1227 e venne portato in Mongolia da un migliaio di cavalieri, dove venne sepolto in un luogo sconosciuto in cima a una montagna.

Secondo una stima, Gengis Khan è stato responsabile della morte di 37,5 milioni di persone.
Allo stesso tempo, secondo uno studio genetico del 2003, lui e i suoi parenti maschi hanno avuto talmente tanti figli che 16 milioni di uomini che vivono attualmente nell’ex regno mongolo (circa lo 0,5 % della popolazione maschile mondiale) sono discendenti di Gengis Khan, il conquistatore del mondo.

 

cosmorevas

Sono Matteo, Cagliaritano del 1986. Per un isolano aerei e navi sono mezzi comuni come una macchina o un treno. Da quando sono piccolo ho viaggiato con la mia famiglia e poi su e giù per l’italia per sport, amici, lavoro, vita. Nel 2009 ho fatto il mio primo viaggio in compagnia di me stesso. Viaggiare da solo è sempre stata una scelta per me, mai un ripiego con rimpianti.

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