Ulaan Baatar: il 40% dei Mongoli vive qua
Sulle orme di Gengis Khan
Il treno della Transmongolica corre in verdi praterie sinchè le prime ger compaiono dai finestrini e si arriva alla stazione di Ulaan Baatar.
Scendo dal treno per una sosta di alcuni giorni alla scoperta di questa terra poco battuta e per questo dove natura, tranquillità e silenzio la fanno da padroni.
Lascio i bagagli in albergo e vado nella centrale Piazza Sukhbaatar dove vengo accolto da una tempesta di sabbia e polvere.
Mi reco quindi al Museo di Storia Naturale soprattutto per vedere i dinosauri.
Dopo tante sale interessanti di fossili ecc, si arriva finalmente nell’attesa sala ma con disappunto e delusione scopro che proprio qui è vietato fare foto e la responsabile controlla severamente.
Dato che ho pagato per farle, faccio comunque un video da cui poi estrarrò i fotogrammi.
Esco dal museo per recarmi al monastero lì vicino ma ben presto inizia a piovere a dirotto e le strade fatiscenti non aiutano.
Diventano subito torrenti in piena e gli automobilisti non si curano dei pedoni.
Non trovo rapidamente il monastero e preferisco entrare nel riparato mercato a mangiare qualcosa e fare un pò di spesa.
Per meno di 3 euro riempio alcune buste.
Uscendo un pò dal centro, varie persone mi fermano stupite della presenza di un viaggiatore a Ulaan Baatar.
Non sono tanti gli stranieri che girano qui e tutti vogliono parlare con me.
Sembra di essere in un antico paese orientale del 1200 dove la maggiorparte della popolazione ha solo visto, forse, i “beni di consumo occidentali” nei centri commerciali del centro e per questo si accontenta del poco che ha ed è felice.
È comunque piacevole staccare dal mondo a cui siamo abituati per stare qui alcuni giorni.
La vera Mongolia credo però sia lontana da Ulaan Baatar.
Qualche ora in macchina è sufficiente per mostrare una Mongolia praticamente disabitata: basti pensare che è grande come Portogallo, Spagna, Francia, Svizzera, Austria e italia messe insieme e non raggiunge i 3 milioni di abitanti (di cui il 40% circa vive a Ulaan Baatar).
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Dopo alcuni giorni trascorsi a Ulaan Baatar e nella solitudine della steppa, il taxi mi porta in stazione dopo un errato percorso verso l’aeroporto (al tassista sembrava assurdo che viaggiassi su rotaie).
Il treno lascia la capitale e tra le “case” in legno si notano tantissime ger.
I Mongoli non perdono la cultura e la tradizione nomade, pur vivendo in città.
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