Gran parte del mio viaggio in Messico era focalizzato sui giorni da dedicare all’EZLN, l’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale.

Alle scuole superiori sono iniziati i primi approcci con la politica, con le manifestazioni.
È qui che ho iniziato a sognare la Selva Lacandona, a chiedermi come incontrare l’EZLN.
Mi affascinavano i loro passamontagna e le loro frasi: “siamo un esercito di sognatori e per questo siamo invincibili” ha accompagnato i miei studi e il resto della vita.
Ho attraversato l’oceano con la voglia di incontrarli. E ci sono riuscito, partendo dalla città simbolo del Chiapas: San Cristóbal de Las Casas.

Ho trascorso 3 giorni con loro: 2 giorni in due diversi Caracol e 1 giorno in mezzo alla foresta con una base d’appoggio.

Questo è un articolo molto lungo, a cui ho dedicato tantissimo tempo ma in cui soprattutto uso direttamente le parole dell’EZLN, estrapolate da ciò che mi è stato spiegato di persona e dai loro comunicati e libri.
Vorrei trasmetterti gli insegnamenti che arrivano dalle montagne del sudest messicano.

Spero che lo leggerai, con i tuoi modi, i tuoi tempi, la tua geografia.

 

EZLN - Para todos todo - nada para nosotros

 

PERCHÈ EZLN

In Chiapas gran parte degli abitanti sono discendenti dei Popoli Originari: Maya, Tzotzil, Tzeltal, Chol, Tojolabal, Zoque, Mam.
E come tali, da sempre discriminati e privati di qualsiasi diritto collettivo e individuale.
Dopo 500 anni di soprusi, il 17 novembre 1983, un gruppo di persone, tra cui indigeni e meticci, diede vita all’EZLN.

 

EZLN - saluto

 

Nato come classico esercito guerrigliero rivoluzionario, nel 1986 era ormai un gruppo armato, pesantemente indigeno, alunno che ascoltava con attenzione e balbettava le sue prime parole con un nuovo maestro: i popoli indios.
L‘EZLN ha imparato ad ascoltare e a parlare.
È così che si è trasformato presto in un’organizzazione di migliaia di combattenti “fusa” con le comunità indigene. Hanno smesso di essere “stranieri” e sono diventati parte di quell’angolo dimenticato del Paese e del mondo: le montagne del sudest messicano.
Non c’era più l’EZLN da una parte e le comunità dall’altra, erano semplicemente tutti Zapatisti.

 

EZLN - basi d'appoggio - murales Zapata

 

Erano ancora in fase di apprendimento (e non si finisce mai di imparare), quando l’allora presidente del Messico, Carlos Salinas de Gortari, ebbe la “brillante” idea di fare le riforme che cancellavano il diritto dei contadini alla terra.
Il NAFTA, l’accordo nordamericano per il libero scambio tra Canada, Stati Uniti e Messico, fu tremendo.
Per i Popoli Originari (senza nessuna distinzione tra le comunità e l’EZLN) la terra non è una merce, ma ha connotazioni culturali, religiose e storiche.
Per cui, ben presto, le fila dell’EZLN crebbero in maniera esponenziale ma purtroppo crebbe anche la miseria e con lei la morte, soprattutto di bambini al di sotto dei 5 anni.

Questo successe in tutte le comunità indigene del Messico ma la differenza era che loro erano già armati ed addestrati per una guerra.

La morte per oblio era (ed è) la peggiore delle morti e loro si trovarono davanti ad una scelta, ma non tra la vita o la morte, ma tra un tipo di morte ed un altro.
La decisione collettiva ed approvata da ognuno delle decine di migliaia di Zapatisti ha originato quella scintilla che fu l’alba del 1 gennaio 1994.
Quel giorno migliaia di indigeni coperti con il passamontagna e armati con fucili rudimentali e machete reclamavano ciò che gli era negato: un nuovo mondo fatto di lavoro, terra, tetto, alimentazione, salute, educazione, indipendenza, libertà, democrazia, giustizia e pace.

Gridando “¡Ya basta!” e “¡terra e libertà!”, l’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale si presentò al mondo occupando le sedi municipali di San Cristóbal de Las Casas, Altamirano, Las Margaritas, Ocosingo, Oxchuc, Huixtán e Chanal.

Partirono quell’alba del 1994 con la certezza che li avrebbero fatto a pezzi ma che l’azione avrebbe attirato l’attenzione di persone buone su di un crimine non meno sanguinoso, perché taciuto e lontano dai mezzi di comunicazione: il genocidio di migliaia di famiglie di indigeni messicani.
La sorprendente e inaspettata rivolta Zapatista, trasmessa da tutte le televisioni, portò alla ribalta il Chiapas, Stato più meridionale del Messico e ancora oggi il più povero.

 

EZLN - Caracol Morelia - en pie de lucha

 

La lotta armata durò in realtà poco più di dieci giorni, durante i quali l’esercito regolare cercò di riprendere il controllo delle aree occupate e la popolazione scese per le strade chiedendo il cessate il fuoco. L’allora presidente del Messico, Carlos Salinas de Gortari, arrivato al suo ultimo anno di mandato, accettò la proposta di dialogo dell’EZLN, mediata della diocesi di San Cristóbal e dal vescovo Samuel Ruiz Garcia.

Sin dall’inizio, l’EZLN ha reso la comunicazione con il resto del Messico e del mondo una priorità assoluta: grazie all’uso della tecnologia (cellulari, Radio Insurgente e poi ovviamente internet) ha creato intorno a sè una solida difesa locale, internazionale e internazionalista fatta di organizzazioni, gruppi, collettivi e persone a livello individuale, unita secondo il proprio tempo, geografia e modo, senza che conti la distanza, senza che importino muri e frontiere né i recinti che ci pongono.
Il Subcomandante Insurgente Marcos e i suoi comunicati sono diventati un punto di riferimento.
Per molti era lui il “capo” dell’EZLN ma la realtà è totalmente differente.
Era l’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale che parlava attraverso la sua voce.
E tutti se ne sono resi conto il 25 maggio 2014 quando il Subcomandante Marcos morì.
Fu quasi comico leggere i giornali di tutto il mondo, incapaci di andare oltre le parole “morto Marcos”.
Gli Zapatisti prendono il nome dei loro assenti e quello stesso giorno nacque il Subcomandante Insurgente Galeano.
Si muore per vivere e si vive per non morire.
Galeano era il nome di un maestro indigeno Zapatista, aggredito, rapito, torturato e assassinato dai paramilitari il 2 maggio 2014.
Lo stesso Galeano prese il suo nome di lotta da Hermenegildo Galeana, rivoluzionario messicano dei primi anni del 1800.
In quei giorni la direzione collettiva dell’EZLN decise di far morire il personaggio soprannominato SupMarcos, allora portavoce degli Zapatisti, e affidare quell’incarico al Subcomandante Insurgente Moisés, da sempre, come tanti altri, nelle fila zapatiste.

Non hanno mai imparato a guardare la luna, l’EZLN, anzichè il dito che la indica, il defunto Marcos.

 

EZLN - Caracol Morelia - Escuelita

 

LA NASCITA DELL’AGUASCALIENTES

L’8 agosto 1994, nella sessione della Convenzione Nazionale Democratica celebrata a Guadalupe Tepeyac, il Comandante Tacho, a nome del Comitato Clandestino Rivoluzionario Indigeno-Comando Generale dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale, inaugurò, di fronte a circa 6.000 persone provenienti da diverse parti del Messico e del mondo, il cosiddetto Aguascalientes.
Era infatti diventato necessario avere uno spazio per imparare ad ascoltare e a parlare con quella pluralità chiamata “società civile”.
Costruirono lo spazio e dato che sarebbe stato la sede della Convenzione Nazionale Democratica, lo chiamarono Aguascalientes, rievocando lo Stato che ospitò alla fine del 1914 la Convenzione delle forze rivoluzionarie messicane, dove si radunarono i diversi gruppi guidati da Emiliano Zapata, Pancho Villa, i fratelli Flores Magón e Venustiano Carranza.
Tuttavia, quello spazio era nato legato ad un’iniziativa politica specifica e molti pensarono che alla sua fine l’Aguascalientes non avrebbe avuto più senso.

L’Aguascalientes è stato l’Arca di Noè, la Torre di Babele, la nave pirata, il paradosso anacronistico, la tenera follia dei senza volto, l’assurdità di un movimento civile in dialogo con un movimento armato, la speranza, biblioteca, case, infermeria, servizi sanitari, docce, musica diffusa, sforzo comune per il cambiamento.

Il percorso per arrivare alla costruzione di quello che fu il primo Aguascalientes, fu accidentato e doloroso. E non per la sua costruzione fisica (completata in tempo record e senza “spot” televisivi), ma per la sua costruzione concettuale.
Dopo i primi giorni di combattimenti, dopo essersi preparati per 10 anni a fare la guerra, si sono visti invadere da un vero e proprio esercito di giornalisti e di uomini e donne delle più diverse provenienze sociali, culturali e nazionali.
I giornalisti hanno continuato a farsi vedere a intermittenza, ma quella che chiamano “la società civile”, per distinguerla dalla classe politica e per non incasellarla in classi sociali, è stata sempre costante.
Anni interi a prepararsi a sparare con un’arma e va a finire che quello che si deve sparare sono parole. Un guerriero non dimentica quello che impara e loro hanno imparato ad ascoltare ed a parlare.

 

EZLN - Caracol Morelia - murales

 

MORTE DELL’AGUASCALIENTES E ACCORDI DI SAN ANDRÉS

Poi arrivò il tradimento del 9 febbraio 1995 quando il presidente del Messico appena insediato, Ernesto Zedillo Ponce de León, tradì i patti.
Nonostante fossero in corso dialoghi di pace, cercò di catturare i vertici dell’EZLN, distrusse l’Aguascalientes di Guadalupe Tepeyac costruendoci addirittura una base militare, rafforzando la presenza militare e paramilitare nelle zone di influenza degli Zapatisti e assecondando atti di violenza e massacri di civili.

 

EZLN - basi d'appoggio - mancano i prigionieri

 

Alla fine del 1995 l’EZLN rispose proponendo alla società civile la costruzione di nuovi Aguascalientes, come simbolo di resistenza e ribellione.

Intanto le trattative tra EZLN e una commissione parlamentare formata da deputati e da senatori di tutti gli schieramenti politici arrivarono al 16 febbraio 1996 con la firma nel municipio chiapaneco di San Andrés Larràinzar di quattro documenti noti come “Accordi di San Andrés“, secondo i quali il governo avrebbe dovuto modificare la Costituzione, riconoscendo i popoli e le culture indigene, garantendo loro autonomia.

Si riconosceva che:
– i popoli indigeni sono stati oggetto di assoggettamento, disuguaglianza e discriminazione, che hanno determinato una situazione strutturale di povertà, sfruttamento ed esclusione politica;
– è necessaria la partecipazione dei popoli indigeni affinché siano attori fondamentali delle decisioni che riguardano la loro vita;
– i popoli indigeni sono nuovi soggetti di diritto, nel rispetto delle loro origini storiche, delle loro richieste, della pluriculturalità della nazione messicana;
– gli indigeni messicani potranno decidere la loro forma di governo e i loro modi di organizzazione politica, sociale, economica e culturale;
– lo Stato Federale si impegna ad allargare la partecipazione e la rappresentanza politica degli indigeni a livello locale e nazionale, riconoscerne i diritti politici, economici, sociali e culturali, assicurare il loro pieno accesso alla giustizia davanti agli organi statali, riconoscere i loro sistemi normativi interni per la soluzione dei conflitti così come le loro peculiari forme di organizzazione.
Quindi una riforma della Costituzione Federale e dell’ordinamento giuridico avrebbe garantito alle comunità lo status di soggetti di diritto pubblico, il diritto dei municipi con popolazione a maggioranza indigena ad associarsi liberamente, la partecipazione indigena alle attività di governo, la libera determinazione e l’autonomia dei popoli indigeni.
Il territorio abitato dalle popolazioni indigene veniva considerato il loro habitat naturale e doveva essere pertanto salvaguardato come un tutt’uno con le stesse.
Veniva riconosciuto alle popolazioni indigene il diritto di sfruttamento diretto delle risorse naturali e l’uso collettivo delle terre incolte.

Ma niente di tutto questo è stato mai attuato.

 

EZLN - basi d'appoggio - no lluvia no arcoiris

 

RINASCITA DELL’AGUASCALIENTES: DA 1 A 5

Ma se qualcosa caratterizza gli Zapatisti, è la tenacia (“o la stupidità”, penserà più di uno).
Non era passato neanche un anno dalla morte dell’Aguascalientes di Guadalupe Tepeyac che nel 1996 nuovi Aguascalientes sorgevano in diversi punti del territorio ribelle.

Aguascalientes I       (La Realidad),
Aguascalientes II     (Oventik),
Aguascalientes III    (La Garrucha),
Aguascalientes IV    (Morelia),
Aguascalientes V      (Roberto Barrios).

Questi Aguascalientes furono quello che dovevano essere: spazi per l’incontro ed il dialogo con la società civile nazionale ed internazionale, sedi di grandi iniziative ed il luogo dove quotidianamente “società civili” e Zapatisti si incontravano.

 

EZLN - Caracol Morelia - Territorio Zapatista en Rebeldia

 

Ma qualcuno non ha capito il senso della lotta zapatista.
Ci sono state ong che hanno organizzato raccolte fondi (trattenendo però gran parte dei soldi per le “spese sostenute”) o cercato di imporre unilateralmente progetti e lavori che consideravano urgenti e fondamentali, senza chiedere e tener conto dei pensieri altrui, decidendo anche modi e tempi.
Ci sono stati i moderni conquistadores, travestiti da partiti della sinistra progressista, che li hanno minacciati: hanno chiesto di votarli perché loro avevano evitato il genocidio nei primi giorni del 1994 e per questo gli erano debitori, altrimenti li avrebbero abbandonati considerandoli colpevoli di mandare la destra al governo.

Ma gli Zapatisti non capivano.
Erano insorti per comandarsi da soli, non perché qualcun altro li comandasse.
Gli Zapatisti hanno continuato ad ascoltare e parlare, immaginare, crescere, vivere, morire, costruire scuole e cliniche, non cercano assistenzialismo ma vogliono governarsi senza il parassita che si chiama governante.

I moderni conquistadores sono tornati in città, hanno continuato a fare cortei, gridare slogan a cui aggiungono tweet, hashtag, like, trending topics e followers. Nei loro partiti politici ci sono gli stessi che ieri erano nella destra reazionaria, ai loro tavoli siedono insieme gli assassini ed i familiari degli assassinati, ridono e brindano insieme per i soldi ricevuti, si lamentano e piangono insieme per le poltrone perse.

Nella terra dei creditori di città continua a comandare il padrone, con un’altra faccia, un altro nome, un altro colore.
In Terra Zapatista comanda il popolo ed il governo obbedisce.

 

MORTE DEGLI AGUASCALIENTES

Si arrivò così al luglio 2003, ed alla decisione di far morire gli Aguascalientes.
Le comunità zapatiste, stanche dell’elemosina di alcune “società civili” e del paternalismo di alcune ong, l’8 agosto 2003, anniversario del primo Aguascalientes, decretarono la “morte ben morta” degli Aguascalientes.

La festa (perché ci sono morti che bisogna festeggiare) si tenne ad Oventik, con tutte le persone che in quei dieci anni hanno appoggiato le comunità ribelli con progetti, accampamenti e carovane di pace, con l’ascolto attento, con la parola compagna, con quello che sia ma sempre non con la compassione e l’elemosina.

NASCITA DEI CARACOLES E DELLE GIUNTE DEL BUON GOVERNO

Il 9 agosto 2003 nascevano i Caracoles e le Juntas de Buen Gobierno, culmine di un importante progresso nel processo autonomo.

In ogni Caracol, dove si trovano anche cliniche sanitarie, scuole, case, biblioteche, uffici di sorveglianza e informazione ecc., si distingue perfettamente una nuova costruzione, la cosiddetta “Casa della Giunta del Buon Governo”.

EZLN - Caracol Oventik - Casa della Giunta del Buon Governo

 

La “Giunta del Buon Governo“, (che si chiama così non perchè sia a priori “buona”, ma per differenziarla dal “mal governo”) è formata da 1 o 2 delegati di ognuno dei Consigli Autonomi di quella zona.
Rappresenta lo sforzo organizzativo delle comunità, non solo per affrontare i problemi dell’autonomia, ma anche per costruire un ponte più diretto tra loro ed il mondo.

Devono contrastare lo squilibrio nello sviluppo dei municipi autonomi e delle comunità, mediare nei conflitti tra municipi autonomi zapatisti e municipi governativi, seguire le denunce contro violazioni dei diritti umani, vigilare che i progetti concordati con le comunità si realizzino nei tempi e nei modi concordati, far rispettare le leggi che, di comune accordo con le comunità, sono in vigore nei Municipi Autonomi Ribelli Zapatisti.
Inoltre devono gestire i rapporti con la “società civile”: assistere e guidare le visite alle comunità, portare avanti progetti produttivi, installare accampamenti di pace, promuovere ed approvare la partecipazione di compagni e compagne Zapatisti in attività o eventi che avvengono fuori dalle comunità ribelli.

Insomma, per essere certi che nel territorio ribelle zapatista colui che comanda, comanda obbedendo alle decisioni delle comunità.

I Municipi Autonomi Ribelli Zapatisti continuano a mantenere la competenza esclusiva su giustizia, salute, educazione, abitazione, terra, lavoro, alimentazione, commercio, informazione, cultura e transito locale.
Il Comitato Clandestino Rivoluzionario Indigeno vigila sul funzionamento delle Giunte del Buon Governo per evitare atti di corruzione, intolleranza, arbitrarietà, ingiustizie e deviazioni dal principio zapatista di “comandare obbedendo”.

EZLN - Caracol Morelia - Casa della Giunta del Buon Governo

 

Ogni Giunta del Buon Governo ha un suo nome, scelto dai rispettivi Consigli Autonomi:
La Giunta del Buon Governo Selva Fronteriza (che comprende la zona da Marqués de Comillas, la regione dei Montes Azules e tutti i municipi sulla frontiera con il Guatemala fino a Tapachula) si chiama “Hacia la esperanza” (“Verso la speranza”) e raggruppa i municipi autonomi: General Emiliano Zapata, San Pedro de Michoacán, Libertad de los Pueblos Mayas e Tierra y Libertad.

La Giunta del Buon Governo Tzots Choj (che comprende i territori in cui si trovano i municipi governativi di Ocosingo, Altamirano, Chanal, Oxchuc, Huixtán, Chilón, Teopisca e Amatenango del Valle) si chiama “Corazòn del arcoiris de la esperanza” (in lingua originaria “Yot’an te xojobil yu’un te smaliyel”, cioè “Cuore dell’arcobaleno della speranza”) e raggruppa i municipi autonomi: 17 de Noviembre, Primero de Enero, Ernesto Che Guevara, Olga Isabel, Lucio Cabañas, Miguel Hidalgo e Vicente Guerrero.

La Giunta del Buon Governo Selva Tzeltal (che comprende parte dei territori in cui si trova il municipio governativo di Ocosingo) si chiama “El camino del futuro” (in lingua originaria “Te s’belal lixambael”, cioè “Il cammino del futuro) e raggruppa i municipi autonomi: Francisco Gómez, San Manuel, Francisco Villa e Ricardo Flores Magón.

La Giunta del Buon Governo Zona Norte de Chiapas (che comprende parte dei territori in cui si trovano i municipi governativi del nord del Chiapas, da Palenque ad Amatán) si chiama “Nueva semilla que va a producir” (in lingua tzeltal “Yach’il ts’unibil te yax bat’p’oluc”, in lingua chol “Tsi Jiba Pakabal Micajel Polel”, cioè “Il seme che andrà a produrre”) e raggruppa i municipi autonomi: Vicente Guerrero, Del Trabajo, La Montaña, San José en Rebeldía, La Paz, Benito Juárez e Francisco Villa.

La Giunta del Buon Governo Altos de Chiapas (che comprende parte dei territori che si trovano nei municipi governativi di Los Altos del Chiapas e si estende fino a Chiapa de Corzo, Tuxtla Gutiérrez, Berriozábal Ocozocuautla e Cintalapa”) si chiama “Corazòn céntrico de los Zapatistas delante del mundo” (in lingua originaria “Ta olol yoon zapatista tas tuk’il sat yelob sjunul balumil”, cioè “Cuore centrico degli Zapatisti davanti al mondo”) e raggruppa i municipi autonomi: San Andrés Sakamchén de los Pobres, San Juan de la Libertad, San Pedro Polhó, Santa Catarina, Magdalena de la Paz, 16 de Febrero e San Juan Apóstol Cancuc.

 

EZLN - Caracol Oventik - Emiliano Zapata

 

Tra le prime disposizioni delle Giunte del Buon Governo, ci sono le seguenti:
Non si permetterà più che donazioni ed appoggi della società civile nazionale ed internazionale siano destinati a qualcuno in particolare o ad una determinata comunità o a un municipio autonomo.
La Giunta del Buon Governo deciderà, dopo aver valutato la situazione delle comunità, dove è più necessario indirizzare quell’aiuto.
La Giunta del Buon Governo impone a tutti i progetti la cosiddetta “imposta fraterna” che è del 10 per cento sull’importo totale del progetto.
Cioè, se una comunità, municipio o collettivo riceve un appoggio economico per un progetto, dovrà consegnare il 10 per cento alla Giunta del Buon Governo affinchè questa lo destini ad un’altra comunità che non riceve appoggio.
L’obiettivo è equilibrare almeno un poco lo sviluppo economico delle comunità in resistenza. Di sicuro, non si accetteranno scarti, elemosine né l’imposizione di progetti.
Si riconosceranno come zapatisti solo le persone, le comunità, le cooperative e le società di produzione e commercializzazione registrate presso la Giunta del Buon Governo.
Così si eviterà che si facciano passare per zapatisti persone che non lo sono o che addirittura sono anti-zapatisti. Le eccedenze o i bonifici per la commercializzazione di prodotti di cooperative e società zapatiste saranno consegnati alle Giunte del Buon Governo affinché si dia sostegno ai compagni e alle compagne che non possono commercializzare i loro prodotti o non ricevono nessun tipo di appoggio.
Può capitare che gente disonesta inganni la società civile nazionale o internazionale presentandosi nelle città come presunti “zapatisti” inviati in “missione segreta o speciale” a chiedere denaro per malati, progetti, viaggi o altre cose del genere.
Basterà mettersi in contatto con una delle Giunte del Buon Governo (della zona dalla quale dice di provenire “l’imbroglione”) ed in pochi minuti sarà chiarito se è o non è zapatista.

Quindi, ora le “società civili” sanno con chi devono mettersi d’accordo per progetti, accampamenti di pace, visite, donazioni ecc.
I difensori dei diritti umani sanno a chi devono inoltrare le denunce che ricevono e da chi devono aspettarsi una risposta.
L’Esercito, la polizia e i paramilitari del governo sanno chi attaccare (tenendo solo in conto che attaccherebbero e troverebbero tutto l’EZLN).
I mezzi di comunicazione onesti sanno dove devono andare per chiedere interviste o per poter fare un reportage nelle comunità.
Ed il Potere del Denaro sa chi altro deve temere.

 

ESCUELITA ZAPATISTA

Gli Zapatisti hanno imparato da soli a creare e gestire la loro autonomia.
Una dimostrazione di ciò, è stata la Escuelita Zapatista, a cui nel 2013 parteciparono oltre 1.700 “alunni” (più tutti quelli che hanno partecipato a distanza in videoconferenza e poi in seguito con i libri messi a disposizione).

In quei giorni, la famiglia dell’alunno o alunna è stata una famiglia indigena zapatista.
I maestri della scuola sono stati le basi di appoggio zapatiste, che hanno spiegato il loro pensiero e la loro azione nella libertà secondo lo zapatismo, i loro successi, i loro errori, i loro problemi, le loro soluzioni, i progressi, quanto ancora in sospeso e quanto ancora da fare, perché c’è sempre qualcosa che manca fare.

EZLN - Caracol Oventik - escuela secundaria

 

Allo studente o studentessa non è mancato nulla con la sua famiglia: ha mangiato, lavorato, riposato, cantato, ballato e mai stato solo.

Tutti i costi sono stati coperti dagli Zapatisti.

Le regole, poche e chiare, sono state spiegate prima della partecipazione: rispettare la vita nelle comunità zapatiste e le loro regole interne.
È proibito produrre, commerciare, scambiare e consumare qualunque tipo di droga e alcool.
È proibito detenere ed usare qualunque tipo di arma, sia da fuoco o “bianca”.
Chi chiede di entrare nell’EZLN o qualunque cosa militare, sarà espulso perché a scuola non si recluta nè si promuove la lotta armata, bensì l’organizzazione e l’autonomia per la libertà.
È proibita la propaganda di qualunque tipo, politica e religiosa.
Nessun limite di età per frequentare la scuola, nessuna discriminazione di genere, preferenza sessuale, razza, credo, nazionalità.

Al mattino si condividevano il caffè, il mais ed i fagioli prodotti autonomamente per poi partecipare alle attività quotidiane nella comunità: pulire la piantagione di caffè, mietere mais, tagliare la legna, fare tortillas e fagioli.
E durante queste attività le comunità zapatiste e i compagni arrivati da tutto il mondo hanno ascoltato e parlato, insegnato e imparato. Tutti hanno partecipato.
Tutti siamo usciti migliori.

CAMPAGNA “SAMIR FLORES VIVE”

Repressione, persecuzione e morte degli indigeni da parte di governo, paramilitari, cacicchi, imprese straniere e criminali non si sono mai fermate.
Decine di compagni militanti sono stati assassinati e, tra essi, un fratello molto rispettato dai popoli zapatisti: Samir Flores Soberanes.
In onore delle sorelle e fratelli morti, perseguitati, scomparsi o in carcere, ad agosto 2019 culmina la campagna zapatista chiamata “Samir Flores Vive”.
Dopo anni di lavoro silenzioso, aggressioni, morti, menzogne, diffamazioni, pattugliamenti militari, campagne contrinsurrezionali travestite da programmi sociali, l’oblio e il disprezzo, sono cresciuti, si sono fatti ancora più forti e hanno rotto l’accerchiamento.
Nascono nuovi Caracoles e ulteriori municipi autonomi ribelli zapatisti in nuove zone del sudest messicano.
Sebbene lentamente, com’è giusto che sia in base al loro nome, i 5 caracoles originali si sono riprodotti dopo 15 anni di lavoro politico e organizzativo e i Municipi Autonomi Ribelli Zapatisti (Marez) e le loro Giunte del Buon Governo hanno dovuto anch’essi figliare e far crescere i figli.
Ora saranno 12 Caracoles con le loro Giunte del Buon Governo.
Questa crescita esponenziale si deve fondamentalmente a due cose:
Una, e la più importante, è il lavoro politico organizzativo e l’esempio di donne, uomini, giovani, bambini e anziani basi d’appoggio zapatiste.
La maggior parte di questa gioventù, principalmente donne, assumono incarichi e li impregnano della loro creatività, del loro ingegno e della loro intelligenza.

 

EZLN - Para todos todo - nada para nosotros

 

L’altra è la politica governativa che distrugge la comunità e la natura. Le comunità tradizionalmente affiliate ai partiti sono state colpite dal disprezzo, dal razzismo e dalla voracità dell’attuale governo, e sono passate alla ribellione aperta o nascosta. Chi pensava, con la sua politica contrinsurrezionale fatta di elemosine, di dividere lo zapatismo e di comprare la lealtà dei non-zapatisti, ha invece dato gli argomenti che mancavano a convincere tali fratelli e sorelle sulla necessità di difendere la terra e la natura.
Continuano con la concezione “indigenista” secondo cui i popoli originari aspirano a vendere la propria dignità e smettere d’essere ciò che sono, e che l’indigeno è un articolo da museo, artigianato multicolore affinché il potente occulti il grigio del proprio cuore.
Da qui la sua preoccupazione che i suoi muri-treni (quello dell’Istmo e l’erroneamente chiamato “treno Maya“) incorporino al paesaggio le rovine di una civiltà, per il diletto del turista.

 

EZLN - basi d'appoggio - difesa della terra

 

Durante questi anni l’EZLN ha imparato a guardare, ascoltare e parlare con l’altro senza falsità, senza condannare, senza etichette, ha sognato per il mondo intero e non per una piccola area o comunità, hanno pensato e ricercato strade, modi e tempi, hanno sfidato il disprezzo del potente che li considera ignoranti e tonti, usando intelligenza, conoscenza e immaginazione.

E da tutto questo nascono 11 nuovi Centri di Resistenza Autonoma e Ribellione Zapatista (CRAREZ), che si aggiungono ai 5 originari:

1. Nuovo Caracol “Colectivo el corazón de semillas rebeldes, memoria del Compañero Galeano”.
La sua Giunta di Buon Governo si chiama “Pasos de la historia, por la vida de la humanidad”.
La sua sede è La Unión, terra recuperata, a lato dell’ejido San Quintín, dove c’è la guarnigione dell’esercito del malgoverno, municipio ufficiale Ocosingo.

2. Nuovo Municipio Autonomo “Esperanza de la Humanidad”.
La sua sede è nell’ejido Santa María, municipio ufficiale di Chicomuselo.

3. Nuovo Municipio Autonomo “Ernesto Che Guevara”.
La sua sede è a El Belén, municipio ufficiale di Motozintla.

4. Nuovo Caracol “Espiral digno tejiendo los colores de la humanidad en memoria de [email protected] caídos”.
La sua Giunta di Buon Governo si chiama “Semilla que florece con la conciencia de [email protected] que luchan por siempre”.
La sua sede è a Tulan Ka’u, terra recuperata, municipio ufficiale di Amatenango del Valle.

5. Nuovo Caracol “Floreciendo la semilla rebelde”.
La sua Giunta di Buon Governo si chiama “Nuevo amanecer en resistencia y rebeldía por la vida y la humanidad”.
La sua sede è nel Poblado Patria Nueva, terra recuperata, municipio ufficiale di Ocosingo.

6. Nuovo Municipio Autonomo “Sembrando conciencia para cosechar revoluciones por la vida”.
La sua sede è a Tulan Ka’u, terra recuperata, municipio ufficiale di Amatenango del Valle.

7. Nuovo Caracol “En Honor a la memoria del Compañero Manuel”.
La sua Giunta di Buon Governo si chiama “El pensamiento rebelde de los pueblos originarios”.
La sua sede è a Dolores Hidalgo, terra recuperata, municipio ufficiale di Ocosingo.

8. Nuovo Caracol “Resistencia y Rebeldía un Nuevo Horizonte”.
La sua Giunta di Buon Governo si chiama “La luz que resplandece al mundo”.
La sua sede è nel Poblado Nuevo Jerusalén, terra recuperata, municipio ufficiale di Ocosingo.

9. Nuovo Caracol “Raíz de las Resistencias y Rebeldías por la humanidad”.
La sua Giunta di Buon Governo si chiama “Corazón de nuestras vidas para el nuevo futuro”.
La sua sede è nell’ejido Jolj’a, municipio ufficiale di Tila.

10. Nuovo Municipio Autónomo “21 de Diciembre”.
La sua sede è alla Ranchería K’anal Hulub, municipio ufficiale di Chilón.

11. Nuovo Caracol “Jacinto Canek”.
La sua Giunta di Buon Governo si chiama “Flor de nuestra palabra y luz de nuestros pueblos que refleja para todos”.
La sua sede è nella Comunidad del CIDECI-Unitierra, municipio ufficiale di San Cristóbal de las Casas.

 

IL MIO VIAGGIO NEI TERRITORI ZAPATISTI

CARACOL DI OVENTIK

Il mio primo incontro con l’EZLN è avvenuto ad Oventik.
Sono salito su un colectivo a San Cristóbal e dopo circa 2 ore piene di emozione e tensione, sono arrivato all’ingresso del Caracol.
Da un lato della strada un cartello ricorda di essere in Territorio Zapatista, dall’altro lato c’è l’ingresso vero e proprio.

 

EZLN - Caracol Oventik - Territorio Zapatista en Rebeldia

 

Una sbarra blocca l’accesso e si avvicina subito uno dei guardiani, con il passamontagna
Comunico il mio nome e chiedo se posso entrare.
Lui parla con un compagno e quest’ultimo si dirige in una casa in legno a qualche centinaio di metri.
Dopo qualche minuto torna indietro con altre 3 persone, tutte coperte ma a vista non armate.
Mi chiedono chi sono, da dove vengo, come mai sono venuto… e scrivono le risposte.
Sono un po’ nervoso, da solo chissà dove in mezzo alla foresta, non so davvero cosa aspettarmi.
Dopo questo breve scambio di parole mi chiedono il passaporto e mi dicono di aspettare.

 

EZLN - Giunta di Buon Governo

Passano forse 10 minuti e uno di loro torna e mi chiede dove lavoro e di cosa mi occupo.
Allora la mia azienda non aveva ancora un sito web e pensavo che fossero risposte inutili, ma ovviamente rispondo ad ogni loro richiesta, sperando che non ci siano problemi.
Dopo aver scritto tutto, torna alla casa in legno.
Aspetto una risposta e i secondi sembrano ore. Sento salire un po’ di ansia e preoccupazione.
E qui mi viene dato il primo grande insegnamento dell’EZLN.
Chiedo al compa di guardia se ci sia qualche problema, quanto tempo ci vuole per entrare.
La sua risposta mi fulmina: “gli indios hanno aspettato 500 anni prima di veder riconosciuti i loro diritti. Tu puoi aspettare 5 minuti?
“Certo, scusate” è l’unica cosa che sono riuscito a rispondere.

Poco dopo torna il compa, mi consegna il passaporto e mi dice di seguirlo.
Le 3 persone facenti parte della Giunta di Buon Governo vorrebbero parlare con me.

 

EZLN - Caracol Oventik - Giunta del Buon Governo

 

Mi raccontano la storia, mi spiegano i perché e i come della lotta zapatista.
Sto parlando e ascoltando l’EZLN e l’EZLN sta parlando e ascoltando me.
Poi uno dei compas mi accompagna in giro per il Caracol, mi fa fare qualche foto e sto ovviamente attento a non riprendere i bambini che girano a volto scoperto.
Sono tornato a San Cristóbal de las Casas con tanti insegnamenti e il cuore pieno di emozioni.

CARACOL DI MORELIA

Il secondo incontro l’ho avuto nel Caracol di Morelia, un giorno che si festeggiavano i 10 anni dei Caracoles e poco prima dell’inizio della Escuelita Zapatista.
I preparativi erano ormai al termine e iniziava ad arrivare qualche “alunno”.
Anche il numero degli Zapatisti presenti era molto alto ma la Giunta di Buon Governo era troppo impegnata per potermi dedicare del tempo.

EZLN - Caracol Morelia - Bienvenido

Ho comunque vissuto momenti meravigliosi e altri insegnamenti, come dai bambini che giocavano a pallacanestro. Gli occhi non Zapatisti devono abituarsi a ciò che vedono.
Se noi siamo cresciuti con il “chi vince, sfida”, nei Territori Zapatisti la squadra che vince ci sembra quella che perde. Perchè non gioca più.
Chi ha perso continuerà invece a giocare. Perchè non ha ancora imparato.
Ma in ogni caso non c’è nessuna sfida, non c’è rivalità, non c’è cattiveria, non c’è protagonismo, non c’è competizione. C’è solo gioco, divertimento, voglia di imparare, di migliorare, di aiutarsi.

BASI D’APPOGGIO – ESCUELITA ZAPATISTA

L’altra esperienza è stata ancora diversa.
Avrei voluto partecipare alla Escuelita Zapatista ma purtroppo non avevo giorni sufficienti per restare.
Ho comunque vissuto una giornata in mezzo alla foresta in una base d’appoggio, cioè compas Zapatisti che non vivono nei Caracol ma in terreni forse più pericolosi, perché da controllare e difendere.
Mangiando e dormendo con loro tra fiume, cascate e fitta vegetazione ho capito ancora di più la loro essenza.

 

EZLN - basi d'appoggio - pianta cacao

 

Abbiamo condiviso, caffè, mais, tortillas, fagioli, carne, brodo di pollo.
Ho conosciuto le piantagioni di caffè, cacao (in foto) e mangiato la canna da zucchero.
E la sera, seduti intorno ad un tavolo, abbiamo parlato a lungo.

E alla mia domanda “voi siete l’EZLN, sapete cosa rappresentate per milioni di persone nel mondo?” la risposta arriva dopo qualche minuto, dopo essersi confrontati e aver deciso le parole tutti insieme, come sempre: “noi sappiamo che tante persone pensano a noi, perché vengono qui a parlarci, ad ascoltarci, a stare con noi.
Si, siamo l’EZLN ma siamo soprattutto contadini, noi veniamo dalla terra e continuiamo la lotta di Emiliano Zapata per la terra e la libertà.
Affinché ci vedessero, ci siamo coperti il volto.
Affinché ci nominassero, abbiamo negato il nostro nome.
Scommettiamo il presente per avere futuro, e per vivere, moriamo.
Siamo Zapatisti, in maggioranza indigeni di stirpe Maya.
Non ci vendiamo, non ci arrendiamo e non zoppichiamo.
Siamo ribellione e resistenza.
Siamo una delle tante mazze che romperanno i muri, uno dei tanti venti che spazzeranno la terra, e uno dei tanti semi dai quali nasceranno altri mondi.
Siamo l’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale.”

 

Dalle montagne del Sudest Messicano

A qualche chilometro da Ulaan Baatar, nell’infinito della steppa, compare all’improvviso una vera e propria cattedrale nel deserto: l’imponente monumento all’eroe nazionale Gengis Khan.

Pochi sanno che in poco più di 25 anni, con un esercito di soli 100.000 uomini, creò il più grande impero della storia umana: un regno che si estendeva per 31 milioni di chilometri quadrati, dai Balcani al Pacifico e dall’India alla Siberia nel nord.

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