Mi è sempre piaciuta la geografia e spesso capita di scavare nei ricordi cercando mete insolite e poco conosciute per i prossimi viaggi.
È in una di queste ricerche che le Isole Svalbard sono diventate la destinazione illuminante.

Le isole sotto la bandiera norvegese, spesso addirittura nascoste dal braccio dell’asse terrestre nel mappamondo, sono le terre abitate più a nord del pianeta.


I ghiacciai occupano il 60% del territorio delle Svalbard, contro il 27% di pietre e il 13% di bassa vegetazione.

Pur facendo parte della Norvegia, restano fuori dall’area Schengen e questo significa che, pur senza bisogno del visto, è necessario il passaporto anche per gli europei.

Sono raggiungibili via aereo da Oslo o Tromso.
Ci sono inoltre delle navi da crociera che in determinati periodi collegano le Svalbard a Norvegia, Islanda e Groenlandia.

Longyearbyen è la capitale e qui vive la quasi totalità dei 2.500 abitanti. La sua storia è legata alle miniere di carbone e alla caccia delle balene. E’ soprattutto il punto di partenza per le escursioni verso il Polo Nord.
Il modo migliore per visitare questa parte di artico è sicuramente salire a bordo di una crociera di almeno 5 giorni sulla Hurtigruten.
Dal capoluogo Longyearbyen si naviga verso nord sino a superare l’80esimo parallelo nord, passando dalla cittadina russa di Barentsburg, da Magdalenfjorden con la possibilità di fare il bagno nelle sue acque gelide, camminando su un ghiacciaio, e visitando la cittadina di Ny-Ålesund, dove scienziati di varie nazioni studiano il clima e le implicazioni che il suo cambiamento sta comportando.

Consiglio inoltre di fare l’escursione a Pyramida e nel ghiacciaio vicino. È proprio qui che sono riuscito a vedere gli orsi polari, uno dei grandi motivi che spinge ad andare in questa parte del mondo.
Con un po’ di fortuna si potranno vedere anche beluga e balene.
Tutto dipende dal periodo dell’anno, dal clima e dalla fortuna.

Dal 20 aprile al 22 agosto il sole è alto 24 ore su 24, il famoso sole di mezzanotte. Poi arriveranno la neve e l’aurora boreale ma anche il buio totale. Sarà il turno della lunga notte polare. Per 4 mesi.
È il ciclo della natura a queste latitudini.
Difficile immaginarlo per chi non lo prova.
Difficile viverci per chi non ci cresce.

Per favorire il popolamento di quest’area, il governo norvegese concede la detassazione degli stipendi.
A causa del forte problema dell’alcolismo soprattutto durante i mesi invernali, l’alcool è razionato.
Mensilmente, i residenti possono acquistare al supermercato massimo 2 litri di super alcolici e 24 lattine di birra. Ogni acquisto viene annotato nella card personale. I non residenti devono mostrare il biglietto aereo di ritorno.
All’interno del market di Longyearbyen l’area alcolici è in un angolo in fondo a destra. Alle 18 viene abbassata la serranda, il sabato e la domenica rimane chiuso.
Nei bar e ristoranti si può bere senza l’uso della card ma i prezzi, già carissimi al market, sono almeno triplicati.

Qui non si può nascere. L’ospedale non è attrezzato e le donne in gravidanza devono andare a Tromso 3 settimane prima della nascita.
E non si può neanche morire. Il clima artico impedisce la decomposizione dei corpi e permette ai virus di sopravvivere. Se ne accorsero negli anni ’30, riesumando i corpi di alcune vittime della terribile influenza spagnola.
Da allora non esiste nessun cimitero alle Svalbard. Le persone anziane sono obbligate a trascorrere gli ultimi anni della loro vita lontani da qua.
Longyearbyen è appunto detta “la città dove non si può morire”.

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