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Euskal Herria - Iruña/Pamplona - San Firmin

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FESTA DI SAN FIRMINO:
LA CORSA DEI TORI A PAMPLONA

Tutti abbiamo sentito parlare della corsa dei tori a Pamplona durante la festa di San Fermin.

Ma in cosa consistono esattamente la festa e la corsa?
Ci sono stato 3 volte e credo di saperne abbastanza per chiarirti tutto e rispondere alle tue curiosità.

PREMESSA

L’encierro è una corsa gratuita di 850 metri con 6 tori selvaggi e 6 vacche che guidano la mandria, che si celebra a Pamplona tutti i giorni dal 7 al 14 luglio di ogni anno, per la festa di San Firmin.
Il lancio di un razzo da l’avvio alla corsa alle 8 del mattino e la sua durata media è compresa tra i 2 e i 3 minuti.
Quando supera i 3 minuti, solitamente significa che i tori non sono più radunati ma corrono da soli e quindi il pericolo aumenta esponenzialmente.

Alla corsa possono partecipare, gratis e senza registrarsi, tutti i maggiori di 18 anni, pur rispettando delle regole che vedremo più avanti.

STORIA

Nascita dell’encierro

Secondo le fonti storiche, nell’anno 1385, sotto il regno di Carlos II de Navarra, a Pamplona si celebravano già le primitive corride.
In quell’epoca, i tori venivano condotti a piedi attraverso i campi fino in città e l’ultimo tratto di quel viaggio lo realizzavano di buon mattino, correndo per le vie aizzati dai pastori.
Dobbiamo quindi dedurre che almeno 600 anni fa esisteva a Pamplona un encierro embrionale, nato come accompagnamento dei tori per le vie della città sino all’arena.

Quegli encierros non avevano molto a che vedere con gli attuali. Un cavaliere al galoppo si collocava davanti per annunciare ai residenti l’arrivo dei tori, ed alcuni giovani correvano con la mandria contravvenendo agli ordini del concistoro, che ha sempre considerato l’encierro come una disubbidienza all’autorità. La corsa infatti era ufficialmente proibita, pur se permessa.

Nel Medioevo le vie venivano delimitate da coperte e carri, sinchè nel 1776 il comune decise di collocare una recinzione di legno di pino per impedire i frequenti casi di tori che scappavano per le vie della città.

Sino al 1843 l’encierro terminava a Plaza del Castillo, allestita temporaneamente come un’arena, e sino al 1856 i tori non correvano per la calle Estafeta.
In quei 13 anni, l’encierro ebbe quattro percorsi differenti, anche a causa della costruzione della ferrovia.
Questa inoltre avrebbe consentito il trasporto dei tori in vagoni ferroviari, escludendo il passaggio nelle campagne e il successivo encierro per le vie.
Il sostegno popolare all’encierro di Pamplona sconfisse il desiderio delle autorità di proibirlo definitivamente, spingendo il comune, nel 1867, a stabilire un regolamento che fissava ora e percorso, rendendolo così legale.

L’ultimo gran cambio del percorso dell’encierro avvenne nel 1922, quando l’inaugurazione dell’attuale arena obbligò i tori a svoltare a sinistra al termine della calle Estafeta, invece di farlo a destra come fatto fino allora.

Encierros da record

Anche se può sembrare strano, nessun encierro è uguale o simile ad un altro, date le infinite variabili create dai tori, dai corridori e dal meteo.

Ci sono state però alcune corse che si sono distinte.

L’8 luglio 1939 un toro chiamato “Liebrero” ruppe la recinzione causando numerosi feriti e venne ucciso dalla Guardia Civil.

Nel 1940 un toro ruppe la recinzione della zona di Telefónica e scappò dopo aver incornato una spettatrice.
Nel 1941, venne quindi aumentata la robustezza della recinzione, rendendola doppia: alla prima barriera se ne aggiunse un’altra, distanziata di due metri.

Gli encierros del 10 luglio 1947 e del 13 luglio 1980 sono stati gli unici in cui uno stesso toro uccise 2 persone.
Furono “Semillero” e “Antioquio”.

L’encierro più lungo avvenne nel 1959 e durò circa mezzora.
Un toro nell’arena non voleva entrare nella stalla, sinchè un piccolo pastore tedesco riuscì nell’intento e fu acclamato da tutto il pubblico.

Il 12 luglio 1988 un toro percorse tutta la strada di Santo Domingo al contrario, tornando alla porta della stalla.

Il 9 luglio del 1994 ci fu il maggior numero di feriti, pur se non gravi: 107.

Il toro più veloce di Pamplona è stato “Huraño”, che l’11 luglio del 1997 ci mise solo 1 minuto e 45 secondi.

Nel 2003 un toro ha incornato in meno di 20 metri di strada un padre e suo figlio.

PERCORSO

Il percorso dell’encierro di Pamplona, lungo 850 metri, scorre per le tortuose stradine del centro storico della città.
La complessità urbanistica di questa zona di Pamplona, frutto di secoli di diverse edificazioni, rende il tragitto della corsa talmente vario e spettacolare che sembra disegnato apposta per l’encierro.
Si corre infatti tra porte medievali, ripide salite, doppie curve ad angolo retto, strette ed ombrose viuzze, veloci discese ed entra nell’arena passando sotto una galleria delle gradinate.

Poco prima dell’inizio dell’encierro, i corridori vanno vicino alla partenza, dove c’è una piccola statua di San Fermin, e si affidano a lui con il canto, prima in spagnolo e poi in basco:
“a San Fermín pedimos, por ser nuestro patrón, nos guíe en el encierro dándonos su bendición.

Entzun arren San Fermín, zu zaitugu patroi, zuzendu gure oinarrak, entzierru hontan otoi.

Viva San Fermín. Gora San Fermín”.

Poi alle 8 in punto un primo razzo da l’avvio alla corsa.

Santo Domingo

I tori escono da un recinto situato in un antico bastione delle mura (un secondo razzo segnala che tutti i tori si trovano nel percorso) e, riposati, raggiungono la velocità più elevata di tutto il tragitto nella salita di Santo Domingo: 280 metri tra pareti di pietra al 10% di dislivello.

San Fermin Pamplona - Santo Domingo

Plaza del Ayuntamiento – Mercaderes

Il secondo tratto dell’encierro è piano e misura 100 metri di lunghezza per 9 di larghezza media.
La mandria dei tori è ancora molto veloce, costeggia il palazzo del comune e imbocca una leggera curva a sinistra all’inizio della calle Mercaderes.

Estafeta

Tratto complicato della corsa: 300 metri all’ombra e con una leggera salita del 2%.
C’è una curva di 90° a destra che, a causa della forza centrifuga, determina spesso l’urto dei tori contro la recinzione esterna, il caos e la conseguente separazione della mandria.
I corridori qui devono stare molto attenti ed evitare il lato sinistro.
È facile che i tori si separino alla curva Mercaderes ed è impossibile gestirli per tutta la calle Estafeta.
Qualche toro ti supererà e dovrai spostarti da un lato in modo pulito e senza danneggiare gli altri corridori.
Stai attento alle corna del toro che ti supera e a quello che potrebbe essere dietro di te.

Telefónica

L’ultimo tratto dell’encierro è il più luminoso e l’unico in leggera discesa.
Nei 90 metri del tratto Telefónica i tori sono stanchi e corrono più lentamente rispetto all’inizio del percorso, ma spesso sono soli e attraversano una zona priva di edificazioni, con recinzioni su entrambi i lati del percorso.
Il pericolo aumenta anche per la presenza di corridori inesperti, che non seguono le accellerazioni dei tori.
Si creano quindi situazioni molto pericolose e infatti le statistiche degli incidenti sono particolarmente elevate.

Callejón

I 9 metri di larghezza all’inizio della Telefónica si restringono ad imbuto fino ai 3 metri del Callejón (vicolo) di 30 metri che passa sotto le gradinate, sino all’interno dell’arena.
Il pericolo principale è la formazione di un blocco tra le persone che cercano di entrare e la mandia, che solitamente non ha difficoltà a travolgere tutti e farsi strada.

In caso di caduta, il corridore dovrebbe fuggire rotolando lateralmente, evitando di essere calpestato e soprattutto non alzandosi, per non farsi travolgere dalla folla o incornare dai tori in corsa.
È consigliabile non entrare nell’arena dietro la mandria perché spesso i tori si girano e i corridori rimangono bloccati tra il toro e il cancello.

Plaza de Toros

Quando tutti gli animali entrano nell’arena, il cancello viene chiuso per sicurezza e un terzo razzo avvisa che nessun toro è rimasto nella strada.

Una volta entrati nell’arena, facendo attenzione al cambio di pavimentazione dai ciottoli alla sabbia, è importante aprirsi subito a ventaglio, andando a sinistra o destra verso le barriere.
Così si aiuta il toro ad andare dritto verso il recinto, eventualmente guidato dai dobladores, vestiti di verde e con il drappo trascinato per terra.

L’ingresso dell’ultimo toro nel recinto, con quarto e ultimo razzo, segna il termine dell’encierro giornaliero.

PROTAGONISTI DELL’ENCIERRO

Tori

Nell’antichità classica, il toro è sempre stato considerato un animale che incarnava le caratteristiche degli dei: grandezza, forza, coraggio e nobiltà.
L’uomo, cercando di essere simile, sfida i tori da millenni, dalla Grecia sino a Creta, passando per l’Anatolia.
L’encierro di Pamplona non è altro che una locale manifestazione moderna di sfida alla morte, rappresentata dal toro.

I tori selvaggi si allevano in grandi aree di Andalusia, Estremadura e Salamanca, ma esistono alcuni allevamenti anche nella provincia di Madrid, Navarra, La Rioja e Aragona.
Ogni toro allevato necessita di un ettaro e mezzo di terreno, e ogni chilo di animale adulto comporta il consumo di 60 chili di erba o 15 di fieno.
I tori che corrono a Pamplona pesano tra i 600 e i 700 chili, sono scelti tra i migliori per dimensioni, gagliardia, corna e fierezza.
Nonostante la sua apparenza torpida, è un animale molto forte, agile e veloce.

Corridori

Nell’encierro esistono molti elementi e persone che aiutano nell’organizzazione dello stesso o che hanno come scopo quello di aumentarne la sicurezza, però i protagonisti della corsa sono solo due: i corridori e i tori.
Senza di loro l’encierro sarebbe impossibile, senza tutti gli altri sarebbe più insicuro ma potrebbe essere realizzato.

Per partecipare alla corsa non bisogna nè pagare nè registrarsi, basta essere nel percorso dell’encierro entro le 07.30.

Si calcola che nei giorni feriali corrano circa 2.500 persone, 4.000 nei fine settimana.
Ciò nonostante, non tutti possono essere considerati corridori, poiché più di 1.000 entrano nel recinto a centinaia di metri di distanza dai tori, altri 500 corrono vicino alla mandria però quando i tori sono a circa cinque metri di distanza si spostano ai lati e si fermano.
Il resto corre in prima fila, sentendo il fiato dei tori alle spalle, scambiandosi fra di loro in tratti di circa 40-50 metri e con delle corse che, davanti al muso del toro, non durano più di 8-12 secondi.

Il 70% dei partecipanti ha tra i 20 e i 35 anni, il 10% circa meno di 20 anni, e il 20% restante più di 35, con alcuni veterani cinquantenni o sessantenni.
Più o meno il 40% sono di Pamplona o della Navarra, il 30% Spagnoli e il resto stranieri.

La corsa reale dura all’incirca due minuti e mezzo, e nessuno, anche se si tratta di un vero sportivo, può percorrere tutti gli 850 metri vicino ai tori a causa della confusione generata da spinte in corsa, corridori più lenti da schivare, persone cadute per terra da saltare e, naturalmente, animali da sorvegliare continuamente.

Pastori

I pastori sono da sempre presenti nell’encierro poiché nel Medioevo, quando non c’erano ancora i corridori, erano loro a condurre il bestiame a piedi per le campagne e per le vie di Pamplona.

Attualmente ci sono tra otto e dieci pastori nell’encierro, individuabili dall’uniforme verde identificativa e da una verga in mano.
Ad ognuno di loro viene assegnato un tratto e si intercambiano ogni 100 metri circa. Il loro compito è impedire che la mandria si sparpagli e che i tori tornino indietro.

I pastori sono esperti nel gestire il bestiame non addomesticato ma quasi nessuno lavora nell’allevamento o nella tauromachia.

Dobladores

La figura dei dobladores nacque negli anni 30 per garantire maggior sicurezza al termine dell’encierro.

Attualmente ci sono quattro dobladores nell’arena pamplonese, spesso ex-toreri professionisti o con grande esperienza negli encierros pamplonesi.

I dobladores hanno l’incarico di trascinare un drappo rosso sulla sabbia per aiutare il toro disorientato a raggiungere il recinto, evitando di mettere a rischio i molti presenti nell’arena negli istanti finali della corsa.

Lavoratori

Tralasciando i corridori e gli spettatori, per l’encierro di Pamplona lavorano circa 650 persone, a dimostrare l’importanza organizzativa.

150 poliziotti municipali e provinciali si occupano di sgomberare il percorso dalle persone che non sono corridori ma che popolano le vie dopo la notte di baldoria, contengono i corridori alla partenza all’inizio della salita di Santo Domingo e fanno rispettare la normativa municipale in materia di encierros.

Coordinati da SOS Navarra, 200 membri della Croce Rossa e della DYA (Assistenza medica) si occupano dell’assistenza sanitaria dei feriti lievi e del trasferimento in ospedale di quelli più gravi.
Ci sono sia 15 postazioni lungo il percorso, sia 15 ambulanze medicalizzate.
Nell’arena ci sono due sale operatorie pronte, così come nei due ospedali pubblici di Pamplona.

San Fermin Pamplona - carpentieri

Un lavoro fondamentale lo svolgono anche i 40 falegnami e carpentieri che montano e smontano quotidianamente le recinzioni.
Installate ai due lati delle vie e negli spazi non edificati, sono composte da circa 13.000 pezzi tra viti, rondelle, cunei e, soprattutto, 900 pali verticali e 2.700 tavole orizzontali.
Sono segnate con lettere e numeri affinché ogni pezzo sia collocato anno dopo anno nello stesso posto.
In certi tratti del percorso le barriere sono fisse, vengono installate verso la fine di giugno e rimangono sino all’ultimo giorno della festa di San Fermín.
In altri tratti, dove passano i veicoli, vengono montati e smontati ogni giorno.

San Fermin Pamplona - recinzione

Tutte le tavole orizzontali e i pali verticali, che si ancorano al suolo in fori di 40 centimetri di profondità, sono rinforzate con coperture metalliche per reggere i possibili urti dei tori.

Inoltre, ci sono 12 porte, anch’esse rinforzate, che si chiudono al passaggio della mandria, per impedire ai tori di ritornare da dove sono venuti.

San Fermin Pamplona - falegnami recinzione

Gli operai addetti alla pulizia delle strade, lavorano sia negli 850 metri dell’encierro poco prima della corsa, che più volte in tutta la città, data l’enorme quantità di rifiuti che si producono.

San Fermin Pamplona - rifiuti

Per finire, almeno 200 sono i professionisti accreditati per stampa, radio, internet, televisione, riviste, fotografi, cronisti e tecnici televisivi, nazionali ed internazionali.

San Fermin Pamplona - fotografi

COME E DOVE VEDERE L’ENCIERRO

L’encierro di Pamplona è uno degli spettacoli pubblici di maggior fama internazionale, però uno di quelli più difficili da vedere di persona.
Questo perchè la corsa non avviene in un recinto chiuso, ma per le vie di una città caotica in festa.

Pertanto, per vivere l’emozione della corsa è necessario arrivare con qualche ora di anticipo e piazzarsi sul muraglione vicino alla partenza o dietro le poche recinzioni che fiancheggiano il percorso.
Solo così si ha qualche speranza di essere tra le circa 1.500 persone che vedranno i tori da vicino, pur se per un piccolo tratto di pochi metri di strada.
Non si può stare tra le due recinzioni, in quanto quello è lo spazio riservato alle persone che corrono, al personale sanitario e ai media accreditati.

Senza dubbio, un punto di vista privilegiato è un balcone: da lì infatti si può vedere un tratto di 100/200 metri di percorso e non è necessario arrivare con ore di anticipo.
Il problema è che, se non si è familiari o parenti dei proprietari delle case lungo il percorso, si può salire sul balcone solo pagando uno dei posti che viene messo in affitto ad un prezzo dai 100 euro in su per persona al giorno.

L’arena ha una capienza di 20.000 spettatori però è necessario acquistare il biglietto in anticipo.
Inoltre non si vede l’encierro ma solo la parte finale, con l’ingresso dei tori e i corridori che si aprono a ventaglio.

Ultima comoda possibilità se non ci si vuole muovere nella fredda notte pamplonese, è guardare la corsa dalla televisione o dagli schermi giganti installati per strada, come fanno milioni di spagnoli e spettatori internazionali nelle varie piattaforme disponibili.

San Fermin Pamplona - spettatori recinzione

PAMPLONA NEI GIORNI DI SAN FERMIN

San Fermin Pamplona - lancio dalla fontana

Pamplona nei giorni di San Fermín
Prima di vivere questi giorni pamplonesi, si pensa che la festa di San Fermín sia solo la corsa dei tori.
Niente di più sbagliato.
Abbiamo infatti visto che la corsa in sè non dura neanche 3 minuti. Poi ci sono altre 23 ore e 57 minuti…

La processione del Santo

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Secondo la tradizione, il senatore romano Firmo e la sua famiglia si convertirono al cristianesimo per influenza del presbitero Honesto, che realizzò la sua opera evangelica nella Pamplona romana del secolo III.
Suo figlio Fermín fu battezzato da San Saturnino, ordinato sacerdote a Tolosa e ritornò a Pamplona vescovo.
Trascorse i suoi ultimi giorni ad Amiens, dove fece convertire più di 3000 persone prima di essere incarcerato e decapitato il 25 settembre 303.

Nel 1386 il re di Navarra Carlos II lasciò nella Chiesa di San Lorenzo una reliquia del santo recuperata ad Amiens e da allora si celebra la processione.
Inizialmente il santo usciva il 10 ottobre, data del suo arrivo ad Amiens, ma dal 1591 la data è stata spostata al 7 luglio per far coincidere la festa religiosa con le feste in suo onore che si celebravano tra il giorno di San Pietro e il 18 luglio.

Il busto portato in processione è una scultura di legno della fine del secolo XV, ricoperto d’argento nel 1687, e sul petto porta un reliquiario, anch’esso d’argento.

San Fermín è patrono della diocesi di Pamplona e, insieme a San Francisco Javier, patrono della Navarra, oltre che delle confraternite di vinai e panettieri.

Il culto di San Fermín è radicato tra i Pamplonesi e il Santo viene invocato durante il chupinazo, poco prima di ogni encierro, più volte durante il giorno e nei lamenti del “Pobre de mí”, al termine della festa.
È una tradizione che si trasmette da generazione in generazione.

La processione di San Fermín si celebra la mattina del 7 luglio ed è un atto imprescindibile per molti Pamplonesi, dunque anche per gli stranieri un appuntamento obbligato per conoscere la festa in tutta la sua solennità.
Dopo una processione dalla Cattedrale alla Chiesa di San Lorenzo, la statua del Santo attraverserà la città, avvolta dalla devozione dei Pamplonesi e di chi renderà unici i giorni successivi: clero, maschere, confraternite, bande musicali, ballerini e autorità. Ovviamente tutti vestiti di gala e con abiti tradizionali, sempre comunque con camicia, pantaloni o gonna bianchi, fascia e fazzoletto rossi.
I consiglieri comunali indossano un cappello a cilindro, guanti e medaglia con lo stemma della città.

Durante la mattina ci sono molti momenti emotivi tra preghiere, canti, balli e sfilate, accompagnate da La Pamplonesa, la banda musicale cittadina, ma anche spontanee.

La sfilata delle maschere

Euskal Herria - Iruña/Pamplona - San Firmin - Gigantes y Cabezudos

La sfilata delle 25 maschere di Giganti e Cabezudos (Teste giganti), accompagnata dalla musica dei Gaiteros (zampognari), è diventata negli anni uno dei simboli della festa di San Fermín.

Queste figure sono sempre state presenti nelle celebrazioni importanti di Pamplona dal secolo XVI.
Nel 1800 si perse questa tradizione, recuperata un secolo più tardi grazie ai sei giganti conservati nella Cattedrale di Pamplona.
Le sculture di cartapesta che attualmente raffigurano i giganti vennero create da Tadeo Amorena nel 1860, su incarico del comune di Pamplona.

Il ballerino carica sulle spalle la figura, che pesa circa 60 chili e arriva a musurare sino a 4,20 metri di altezza.

San Fermin Pamplona - maschere

La sfilata inizia tutte le mattine dalla stazione delle corriere verso le ore 9.30, tranne il 6 alle 16.30.
L’itinerario percorre le vie del centro storico ma varia ogni giorno.

In testa al corteo ci sono 5 Cabezudos, enormi teste con facce serie raffiguranti l’autorità.
Sono conosciuti come il Sindaco, il Consigliere comunale, la Nonna e coppia di Giapponesi.
Camminano con andatura solenne e danno la mano a tutti i bambini che lo chiedono.

Le 4 coppie di Giganti rappresentano invece un re ed una regina di ciascun Continente: America, Africa, Europa e Asia (quando sono nati, non si conosceva ancora l’Oceania).

San Fermin Pamplona - maschere

I Kilikis hanno facce scontrose, il cappello e un palo di plastica con cui colpiscono i bambini.
Si chiamano Barbas, Caravinagre, Coletas, Napoleón, Patata e Verrugas.

I Zaldikos simulano dei cavalieri a cavallo armati con le loro verghe girovagano i ragazzi che incontrano nel loro cammino.

Il 14 luglio ha luogo l’ultimo ballo nella stazione delle corriere, in un momento molto emotivo chiamato la Despedida de los Gigantes (il congedo dei giganti).

Encierro dei bambini

San Fermin Pamplona - encierro dei bambini

Alle 22.00 i bambini possono partecipare all’encierro riservato a loro, che dura circa mezzora.
Un toro di cartone e legno, caricato sulle spalle di un ragazzo, parte da Plaza de Santiago con torce e fuochi artificiali di diversi colori su corna e lombi, inseguendo i tantissimi bambini pronti a sfidarlo.
Avvolto in uno spettacolo di luci e rilasciando diversi petardi, corre per le vie del centro storico sino all’esaurimento del carico a metà della calle Estafeta.
Qui avviene il cambio con un altro ragazzo, che si carica sulle spalle gli oltre 30 chili di struttura taurina con fuochi artificiali e petardi, e riprende la sua corsa sino a Telefónica.

San Fermin Pamplona - encierro dei bambini

Luna Park

È noto come “Las Barracas” e viene installato in una grande zona verde della Ciudadela.
Aperto 24 ore al giorno, offre le classiche attrazioni per bambini e non solo: bersagli, giostre, autoscontri, ruote ecc.
Ovviamente con presenza di bar, frittelle, dolci e altri cibi da strada.

Fuochi d’artificio

Tutte le sere alle ore 23.00 e per circa mezzora, le migliori case pirotecniche europee offrono una spettacolare esibizione di fuochi d’artificio dai fossati delle mura della Ciudadela, sfidandosi in un concorso internazionale.

Il posto migliore da cui vederla è il parco vicino alla stazione degli autobus che circonda la zona della Vuelta del Castillo, ma può comunque essere vista da diversi punti della città, come le vie limitrofe a Avenida del Esercito, Plaza de los Fueros, Paseo de Sarasate e Plaza de la Paz.

Musica

Il giornale “El Eco de Navarra” propose che una banda musicale percorresse le vie della città un’ora prima dell’encierro per svegliare tutti, e il comune accettò l’idea.
All’alba del 7 luglio 1876, la banda della Casa de la Misericordia sfilò suonando le prime dianas sanfermineras.

Da allora le vie della città sono animate da più bande musicali e la festa di San Fermín sarebbe impensabile senza la musica che la anima.

In ogni momento delle feste, la musica invade le vie della città, divenendo essa stessa un’attrazione.
La programmazione ufficiale contiene un’infinita offerta di concerti e feste per tutti gli stili, nelle diverse zone della città.

Le canzoni tradizionali basche si fondono a ballate internazionali, musica classica, ritmi compassati delle bande musicali, disco music dai pub, zampognari, concerti all’aperto di gruppi pop, jazz, rock, balli tradizionali intervallati da salsa o merengue, modernità e folclore, serietà e follia sfrenata.

Imprescindibile è la musica delle varie peñas, che attraversano le vie del centro storico con tamburi, trombe, tromboni, fischietti, grancassa, piatti, sassofoni, cantando canzoni allegre ed orecchiabili che diventano velocemente popolari per tutti i presenti.
Alternandosi nel percorrere le vie della città, creano un’interminabile baldoria ogni istante della festa.

All’interno dell’arena suonano invece ognuno per conto proprio e il risultato è quindi confuso e dispersivo.

El Pobre de mí: la fine della festa

Il 14 luglio, lì dove tutto era iniziato il 6 luglio, ci si riunisce davanti al palazzo del Comune e a mezzanotte il sindaco annuncia la fine della festa, dando appuntamento all’anno seguente.
Una marea di candele accese e fazzoletti rossi si muovono malinconicamente intonando la canzone che da il nome a quest’ultimo atto: “Pobre de mí, pobre de mi, que se han acabao las fiestas de San Fermín” (povero me, povero me, sono finite le feste di San Fermín).

Il “Pobre de mí” è l’altra faccia della medaglia del Chupinazo: il buio dopo la luce, la tristezza dopo l’allegria, ma anche la stanchezza accumulata dopo giorni di folle divertimento.
Da questo momento si dovrà tornare alla vita di tutti i giorni. Molti continueranno ancora per alcune ore nella bolgia prima di togliersi il fazzoletto rosso.

L’ORIGINE DELL’ABBIGLIAMENTO

Solitamente si dice che l’abito non fa il monaco, ma certe volte la festa fa l’abito.
Tradizionalmente nella festa di Pamplona ci si veste di bianco (maglietta, camicia, pantaloni o gonna), fascia in vita e fazzoletto al collo di colore rosso.
Ovviamente non è un obbligo e ognuno si veste come vuole, ma vestirsi diversamente renderebbe pesci fuor d’acqua, dato che quasi tutti indossano questa “uniforme”.
Il consiglio è quindi di vestirsi così e immergersi totalmente nella tradizione (ovviamente tanti negozi e bancarelle vendono la divisa a prezzi accettabili).

Non si sa esattamente perchè nè chi adottò questo abbigliamento però è ormai un simbolo integrante della festa. Tutti lo indossano creando maree umane bianco rosse.

Ci sono comunque varie teorie su quest’usanza popolare.

Alcuni indicano come inventori i soci della Peña La Veleta.
Fondata nel 1931 da gente di umili origini e della classe operaia, cercavano un’uniforme che li identificasse e distinguesse da altre associazioni.
Una veste bianca era facile da ottenere, poco costosa e, associata al rosso, molto appariscente.

In ogni caso, diventa un abbigliamento comune tra la gente che partecipa ai festeggiamenti all’incirca dal 1960.

Oltre il vestito bianco, ricoprono pari importanza altri due accessori:

Il fazzoletto rosso si annoda al collo dopo il lancio del chupinazo e si toglie dopo il “Pobre de mí”.
Anche sul suo significato non esiste una versione univoca: si va dal sangue di San Fermín martirizzato, alla bandiera della Navarra.
Molti fazzoletti hanno ricamata la figura di San Fermín, altri lo stemma del gruppo al quale appartengono o la bandiera di Navarra, Pamplona o Paesi Baschi.

Anche la fascia che avvolge la vita è rossa. Di solito termina con le frange ai lati e talvolta con ricami come il fazzoletto.

Per completare la divisa ufficiale, la tradizione indica sandali bianchi di canapa con nastri rossi ma la comodità ha ormai sdoganato le scarpe da tennis. Bisogna comunque avere scarpe chiuse e resistenti, sia per non scivolare che perchè si può trovare vetro rotto (e non solo) nelle strade.

Infine, quando l’aria diventa più fresca, si indossa una giacca o un capo di colore rosso.

INFORMAZIONI UTILI

Normativa

Nei giorni di festa, Pamplona ha nomea di essere una città senza legge ma non è affatto così, anzi.
Dall’arrivo in città i controlli, anche con i cani antidroga, sono molto stringenti e non viene tollerato nessun oltrepasso del limite.
Gli interventi sono fulminei, dal nulla.
Questo però permette a tutti, dai bambini piccoli agli anziani, di girare da soli senza problemi, a qualunque ora del giorno e della notte.

Anche l’encierro in sè è regolamentato da una serie di norme e usanze imposte dalla tradizione secolare. Inoltre, esiste un bando municipale del Comune di Pamplona ed una legge navarrese sugli spettacoli taurini che, se infranta, porta a pesanti multe.
Tra le varie cose, è vietato:
– partecipare alla corsa ai minori di 18 anni,
– lasciare aperte le porte di case e locali commerciali,
– correre sotto effetti di alcool o droga,
– usare macchine fotografiche e simili, calzature o indumenti inappropriati per la corsa, oggetti voluminosi che limitino i movimenti o che ostacolino gli altri partecipanti,
– afferrare, colpire, incitare i tori o attirare la loro attenzione.
Si deve aiutare affinché la mandria corra nel senso corretto dell’encierro e che la corsa duri il meno possibile.

Euskal Herria - Iruña/Pamplona - San Firmin - Encierro

Consigli

San Fermin Pamplona - corridori in attesa

Per partecipare nell’encierro con qualche “garanzia” di successo, è necessario seguire una serie di raccomandazioni dettate dall’esperienza dei corridori più veterani, coloro che hanno percorso decine di encierri:
– dormi prima della corsa, anche se solo poche ore, e non correre mai come conclusione di una notte di baldoria,
– non indossare mocassini, sandali, scarpe con tacco o ciabatte,
– usa ancora più precauzione con la strada bagnata: i tori scivolano, ma tu farai lo stesso,
– non correre senza guardare dietro: nell’encierro il rischio è dietro, non davanti.
– non sopravvalutare la tua forma fisica: i tori corrono più di te, controllali o ti travolgeranno,
– abbi la massima precauzione quando lasci la strada: la maggior parte delle cornate colpiscono persone ferme o cadute,
– nei momenti di difficoltà non cercare di salire sulla recinzione ma stenditi per terra e ruota verso i lati,
– entra nel percorso solo se sei convinto di partecipare e corri davvero: stando fermo da un lato rischieresti di essere ferito gravemente dai tori, dai corridori, o di creare pericolo per tutti,
– ricordati che puoi morire: il rischio è molto basso ma metti in conto che partecipando alla corsa potresti morire o rimanere ferito gravemente.

Pericoli

Euskal Herria - Iruña/Pamplona - San Firmin - Encierro

La corsa dei tori di Pamplona è conosciuta in tutto il mondo e ci sono due tipi di persone che la fanno: chi arriva preparato a quello che farà e chi decide di farla all’ultimo momento.

L’obiettivo è iniziare a correre lentamente, poi a tutta velocità prima dell’arrivo dei tori, stare davanti a loro più o meno vicini a seconda della voglia di rischiare la pelle, e allontanarsi in modo netto dalla loro traiettoria, cercando soprattutto di non incrociare o mettere in pericolo gli altri corridori.

Uno degli aspetti principali dell’encierro pamplonese è la sua pericolosità intrinseca: correre con i tori implica un enorme rischio potenziale.
Sono 14 i ragazzi deceduti, dodici a causa di cornate, gli altri da colpi o schiacciamento.
11 di essi sono stati feriti mortalmente quando erano fermi o caduti.
I morti sono avvenuti su tutti i tratti della corsa: 2 a Santo Domingo, 2 nella Plaza del Ayuntamiento, 1 in quella di Mercaderes, 1 nella Estafeta, 4 nella zona Telefónica ed altri 4 nell’arena.

Oltre i morti però bisogna considerare anche l’alto numero di feriti.
Si calcola che 1 partecipante ogni 70 termina la corsa con ferite lievi come contusioni, erosioni, distorsioni, ecc; 1 ogni 800 viene trasferito in ospedale per traumi gravi, 1 ogni 2.500 viene incornato e 1 ogni 100.000 muore.

Come arrivare

San Fermin Pamplona - mura stazione

L’aeroporto di Pamplona ha collegamenti regolari con Madrid e Barcellona.
Altri aeroporti vicini sono Bilbao, San Sebastian, Saragozza e Biarritz.

La stazione ferroviaria è abbastanza vicina al centro e ha linee regolari verso tutte le principali città.

La stazione dei pullman è situata presso il Parque de la Ciudadela e anche in questo caso i collegamenti sono numerosi e frequenti.

Coloro che decidono di usare la macchina, devono considerare soprattutto il costo dei parcheggi. Bisogna inoltre pagare in anticipo, altrimenti si aggiungerà la multa e il recupero della macchina portata via dalla polizia.

Dove dormire

Pamplona moltiplica i suoi abitanti in questi giorni di luglio e gli alloggi si riempiono velocemente.
Al di là della data di prenotazione, i costi di alberghi e b&b nei giorni di festa raggiungono cifre altissime: sarà difficile spendere meno di 200,00 euro a notte a testa.
Un letto in una camerata condivisa in ostello costa poco meno della metà.

San Fermin Pamplona - balconi

Cifre simili si trovano anche nei paesi entro un raggio di circa 30 chilometri, ai quali va aggiunto però il costo dello spostamento.

Se invece vuoi risparmiare, potrai praticamente dormire ovunque.
Non è vietato dormire in strada o nei giardini ma non puoi accamparti. Però attrezzati per la notte, le temperature possono raggiungere i 15°, con uno sbalzo termico notevole, e può piovere.

San Fermin Pamplona - dove dormire

Deposito bagagli

Se non si ha un alloggio, è opportuno per sicurezza e comodità lasciare il bagaglio in un deposito.
Ci sono due posti pubblici dove lasciare i bagagli (nel 2022 solo uno):
– Scuola Pubblica di San Francesco (chiusa nel 2022): aperta 24 ore su 24 dal 4 al 16 luglio, si trova in pieno centro e, oltre al deposito bagagli, è anche un centro di informazioni turistiche multilingua e dispone di camerini per cambiarsi.

Il costo è di 4,50 euro ogni 24 ore, chiederanno una copia del documento di identità e lasceranno un biglietto da riconsegnare per ritirare il bagaglio.

– Stazione degli autobus: al piano inferiore, nel piazzale dove partono gli autobus, c’è sia un deposito bagagli servito che alcuni armadietti automatici.
Il costo è sempre di 4,50 euro ma dalle 06.00 alle 22.00.
Negli altri orari la stazione degli autobus è chiusa e inaccessibile.

Cosa mangiare

Euskal Herria - Iruña/Pamplona - San Firmin

Trascorrere tempo a bere e mangiare piatti tradizionali baschi o diversi tipi di pintxos, condividendo il tavolo con estranei, è parte sostanziale della festa.
Nella Navarra, qualsiasi avvenimento sociale include un momento gastronomico come parte indispensabile della celebrazione.

Hai una quantità infinita di luoghi dove mangiare, divertiti a provare cose diverse.

Oggetti smarriti

L’ufficio degli oggetti smarriti è all’interno del commissariato di polizia municipale.
Se trovi qualcosa puoi portarlo lì o consegnarlo ai numerosi agenti o collaboratori della protezione civile sempre presenti in giro.

Docce

L’organizzazione della festa di San Fermin non poteva certo tralasciare la doccia.
Oltre i bagni pubblici, c’è anche il posto dove lavarsi: la Casa de Baños y lavandería Pública, in calle Hilarión Eslava 9.

Con 4 euro (nel 2022, i prezzi possono cambiare ogni anno) si ha a disposizione uno spogliatoio singolo con doccia, asciugamano, shampoo e bagnoschiuma.

È inoltre comune andare nella Piscinas de Aranzadi, la piscina pubblica vicina al Casco Viejo.

TROMSO: LA CAPITALE ARTICA

AURORA BOREALE, SOLE DI MEZZANOTTE E SPEDIZIONI ARTICHE

Tromsø, considerata la capitale artica, si trova a circa 350 km a nord del Circolo Polare Artico, a 69°40′ di latitudine Nord, nel cuore della natura selvaggia tra maestose montagne e fiordi bellissimi.

Nel nord della Norvegia si ha il buio completo nella stagione notturna polare.
Qui dal 23 novembre al 18 gennaio il sole non sorge mai ma si trova massimo 3 gradi sotto l’orizzonte, sufficienti per garantire la presenza della luce.

Trovandosi proprio sotto l’ovale dell’aurora boreale, è la zona con la più alta probabilità di vedere questo magico fenomeno da fine agosto a fine aprile, generalmente tra le 18.00 e le 24.00.
Se il cielo è limpido, si potrebbe vedere l’aurora boreale proprio sopra la città, ma per aumentare le possibilità dovresti fare un giro lontano dalle luci del centro.

 

Norvegia - Tromso - Sami

 

Grazie alla corrente del Golfo, Tromsø ha un clima costiero più mite rispetto ad altre destinazioni alla stessa latitudine.
La temperatura media invernale è di circa -4°C ma se cerchi l’aurora boreale, ricorda che la temperatura potrebbe andare dai -20°C ai +5°C, quindi vèstiti sempre a strati.

Al contrario, dal 19 maggio al 26 luglio il sole non tramonta mai. Con il fenomeno del sole di mezzanotte puoi godere della piena luce del giorno facendo qualsiasi attività 24 ore su 24.

Tromsø è anche un punto strategico per raggiungere Capo Nord, Isole Svalbard, Isole Lofoten oppure Svezia e Finlandia.
Grazie alla sua posizione oltre il Circolo Polare Artico, è considerata la porta d’accesso al Polo Nord ed è stato il luogo di partenza di molte spedizioni artiche.

 

Norvegia - Tromso - Polaria Museum

 

COSA VEDERE

Cattedrale Artica

Tra le più note costruzioni di Tromsø, l’architettura moderna della Cattedrale Artica, caratterizzata da 11 pannelli di cemento rivestiti in alluminio su ogni lato del tetto, ricorda un iceberg o una tenda Sami ed è stata spesso paragonata alla celebre Opera House di Sydney.
Per raggiungerla dal centro città ci vogliono circa 25 minuti a piedi oppure si possono prendere gli autobus 20, 24, 26 o 28.

L’ingresso principale è circondato da una grande vetrata con una croce pronunciata.

 

Norvegia - Tromso - Cattedrale Artica

 

Monte Storsteinen

A 15 minuti a piedi dalla Cattedrale Artica, nelle belle giornate si può prendere la funivia Fjellheisen, che porta in cima al monte Storsteinen. Da qui si ha una splendida vista sulla città (se le nuvole basse non ne impediscono la visuale).
Altrimenti puoi arrivare in cima salendo i 1.200 gradini di pietra della Scalinata degli Sherpa.

 

Norvegia . Tromso - Monte Storsteinen

 

Tromso Bridge

Una peculiarità di Tromsø è che si trova sull’Isola Tromsøya, collegata alla terraferma da un ponte ad arco.
Si può percorrere anche a piedi per raggiungere la Cattedrale e vedere Tromsø da una prospettiva diversa.

 

Norvegia - Tromso

 

Domkirke

La cattedrale protestante più a nord del mondo è posizionata nella tranquilla via principale di Tromsø ma ho potuto vederla solo dall’esterno.
Gli orari di apertura sono molto variabili e incerti ma è comunque una bella costruzione di architettura neogotica, unica cattedrale in Norvegia interamente in legno.

 

Norvegia - Tromso - Domkirke - Cattedrale protestante

 

Perspektivet Museum

Non so quanto duri ogni esposizione fotografica, ma il museo è gratuito quindi puoi “rischiare” la visita all’interno di questa tenuta neoclassica del 1838.
La soddisfazione o la delusione saranno comunque soggettive.
Io ho potuto vedere foto inedite e per me interessanti.
Al piano terra le foto facevano immaginare le città/villaggi e la vita nei Territori Palestinesi prima della guerra del 1948.

 

Norvegia - Tromso - Perspektivet Museum - Territori Palestinesi

 

Al piano superiore vengono invece mostrate le diverse fedi “dell’homo religiosus”.
Altre foto fanno invece vedere la storia di Tromsø, passando dalla costruzione del ponte a quella dell’aeroporto.

Tromso Museum

Museo multidisciplinare con prima parte dedicata agli animali che vivono nella zona di Tromsø e nell’Artico ed ai cambiamenti climatici che stanno affrontando.
Il piano superiore ci fa vedere prima i danni che sta creando l’uomo con i suoi rifiuti, poi spiega il fenomeno dell’aurora boreale.
Il museo si chiude con l’interessante storia e cultura del Popolo Sami.

 

Norvegia - Tromso - cultura Sami

 

Polaria

Non credo che bisogna considerare questo museo come un acquario solo perchè ci sono tre foche, stelle marine, spugne e altra fauna e flora artica.
Prima di entrare, rifletti sui pannelli posti all’esterno che spiegano la vita nell’Artico e la sua importanza. Questo museo è infatti la porta d’ingresso per capire le Svalbard e ciò che sta succedendo con i cambiamenti climatici.
Capire i danni che fa la plastica è essenziale per tutti noi.

 

Norvegia - Tromso - Polaria Museum

 

MS Polstjernan

Custodita all’interno di una costruzione in vetro, è la nave impiegata per uccidere (o, come si diceva al tempo, “portare a casa”) almeno 100.000 foche. Puoi passeggiare sui suoi ponti, pieni di oggetti dell’epoca, attrezzi per la caccia, numerose foto, video e oggetti relativi alle spedizioni polari.

Pensare a ciò che ha visto questa barca fa però quasi vedere il sangue delle foche sul ponte.
Non è stato molto piacevole per me.

Il biglietto di ingresso è incluso in quello dell’adiacente museo Polaria.

 

Norvegia - Tromso - Polstjerna

 

The Polar Museum

Sarebbe meglio che questo si chiamasse “Museo della caccia polare“.
Mi aspettavo un museo diverso invece è l’esaltazione dei cacciatori (soprattutto di foche e orsi) e la descrizione della caccia effettuata nei secoli nei territori polari.
Sono presenti tanti, troppi, animali imbalsamati. Guardandoli negli occhi mi chiedo il senso della loro presenza nel museo, anzichè nel loro habitat naturale.

 

Norvegia - Tromso - foca

Le guide multilingua consegnate gratuitamente all’ingresso spiega ogni oggetto presente nelle sale (trappole, armi, scritti, foto, disegni, ricostruzioni di scene e metodi di caccia).
Io non ho nulla contro la caccia quando è una necessità per sopravvivere, ma qui davvero si assiste quasi ad ostentazione ed esibizionismo della forza cieca dell’uomo sugli animali.

Animali

La stagione per l’avvistamento di balene e orche varia di anno in anno a seconda della presenza di aringhe nei fiordi.
Solitamente va da novembre alla fine di gennaio e ci sono varie compagnie al porto che effettuano escursioni apposite.
Alcune consentono anche di entrare in acqua con le balene, anche se questa esperienza, visto il clima, non è garantita.

Se sei interessato, ti consiglio di andare alle Isole Tonga, dove ho nuotato con le balene a Nuku’alofa.

 

Tonga - nuotare con le balene

 

Gli husky sono alcuni degli animali più popolari da incontrare a Tromsø, con cui fare slittino o passeggiare nei boschi.

Un altro animale che probabilmente vedrai è la renna. Spesso camminano liberamente lungo la strada oppure puoi conoscere la popolazione Sami, con cui alimentare le renne o farti trainare da loro a bordo di una slitta.

 

Norvegia - renne

 

COME MUOVERSI

Aereo

Ci sono 3 collegamenti tra il centro città e l’aeroporto:
– l’autobus espresso impiega circa 15 minuti, con diverse fermate vicino agli hotel e nei punti strategici della città.
– le linee degli autobus urbani 24, 40 e 42.
– i taxi

Nave

La Hurtigruten parte da Tromsø ogni giorno.

Il porto turistico si trova a circa 4 km dal centro della città.
Si può tranquillamente raggiungere a piedi oppure con gli autobus urbani 30 e 42.

 

Hurigruten - Nordkapp

 

Autobus distrettuali

Gli autobus di linea distrettuali permettono di fare alcune escursioni nei dintorni del comune di Tromsø e partono da Prostneset, la principale stazione degli autobus della città, che si trova accanto all’Ufficio Informazioni Turistiche.

Autobus 420 Tromsø – Hella – Brensholmen – Sommarøy:
Breve escursione da Tromsø intorno alla parte meridionale dell’isola di Kvaløya.

Autobus 425 Tromsø – Ersfjordbotn:
Vista fantastica sui fiordi e sulle montagne scoscese.

Autobus 450 Tromsø – Tønsvik – Oldervik:
Raggiungi sentieri escursionistici segnalati e vedi panorami fantastici sul mare e sulle Alpi di Lyngen.

 

Norvegia - Tromso

 

PROSEGUIRE IL VIAGGIO

Norvegia settentrionale

Si può viaggiare da Tromsø ad Alta in autobus e da qui, dopo almeno una notte di sosta, prendere un altro autobus per Kirkenes o Honningsvåg, da cui poi raggiungere Nordkapp-Capo Nord o Knivskjellodden.

La Hurtigruten, diretta a nord, parte ogni giorno da Tromsø con un viaggio di 17 ore per Honningsvåg.

Un’altra opzione è quella di volare da Tromsø a Honningsvåg via Hammerfest.

 

Norvegia - Nordkapp - da lontano

 

Isole Svalbard

L’unico modo per arrivare alle Svalbard è in aereo e ci sono voli giornalieri da Tromsø a Longyearbyen durante tutto l’anno.
In alta stagione, da marzo ad agosto, il numero di voli aumenta.

Ricorda che le Svalbard sono al di fuori dell’Area Schengen ed è quindi necessario il passaporto.

 

Isole Svalbard - Pyramida - orso polare

Verso il sud della Norvegia

Se vuoi emozionarti viaggiando verso sud devi sicuramente fare il tratto il nave.
Con la Hurtigruten si possono raggiungere le Isole Lofoten, Bodø, Trondheim e Bergen.

C’è un collegamento giornaliero in autobus da Tromsø a Fauske. Da qui si può proseguire verso sud in treno per Trondheim, Oslo, Bergen e altre destinazioni.

 

Norvegia - Trondheim - Kayak sul fiume Nidelva

 

Svezia

Ci sono vari voli diretti da Tromsø a Stoccolma.

L’autobus Länstrafiken Norrbotten va da Tromsø a Narvik, da dove poi proseguire per Björkliden, Abisko e Kiruna in Svezia.
Oppure da Narvik si può proseguire in treno a Boden, Luleå, Haparanda e Stoccolma.

 

Norvegia - Tromso

 

IMMERSIONI CON GLI SQUALI

Sono isolano e quindi ho un legame molto forte con il mare.
Avevo deciso di prendere il brevetto sub perchè non si può pensare di conoscere il mondo marino senza scendere in profondità.
Dopo le prime immersioni in Sardegna, ho iniziato a pensare agli squali.

Ho visto tanti video fatti in Sud Africa ma le gabbie non erano la mia massima aspirazione.
Sia perchè nella vita non mi piace stare in gabbia, sia perchè è una pratica molto crudele per gli squali.
Vengono infatti attirati con le esche e non è raro che lo squalo si faccia male o che resti incastrato nella gabbia sino magari a morire per le ferite riportate.
Nei miei viaggi ho imparato a rispettare gli animali e non era questa l’esperienza che cercavo.
Per vedere gli squali volevo andare nel loro habitat naturale, vederli liberi.
Ho quindi cercato il modo per realizzare questo sogno (ma sarebbe meglio chiamarla follia) e ho trovato 4 possibili mete: Sud Africa, Hawaii, Bahamas e Fiji.
Non so se ce ne siano anche altre ma le coincidenze cosmiche mi hanno portato alle Fiji, dove per molti si può fare la migliore immersione con gli squali al mondo.

Qui infatti si possono vedere sino ad otto specie diverse di squali: pinna nera, pinna bianca, grigi, argentati, nutrici fulvi, tigre, limone e leuca (o zambesi, spesso confuso con lo squalo toro perchè nei Paesi anglosassoni viene chiamato “bull shark”).
Ovviamente gli squali sono il fulcro dell’immersione ma l’oceano potrebbe essere affollato anche di pesci labro maori, arcobaleno, carango gigante indopacifico, murene, cernie, razze, tartarughe ed oltre 400 specie di pesci tropicali della barriera corallina.
Insomma, chi odia gli acquari e vuole vedere certi animali liberi nel loro habitat naturale, deve venire qua.

 

Isole Fiji - Beqa Lagoon - immersione con gli squali senza gabbia

 

BEQA LAGOON

A circa due ore e mezza di auto dall’Aeroporto Internazionale di Nadi e ad un’ora dalla capitale Suva, si trova Pacific Harbour, base principale per tutte le escursioni nella Beqa Lagoon.
Qui nel 2004 è stato istituito il parco marino protetto Shark Reef Marine Reserve, esempio di ecoturismo sostenibile ed efficiente.
Un team internazionale di scienziati è costantemente impegnato nelle ricerche sulle specie animali che vivono in questa area dell’Oceano Pacifico, capitale mondiale del corallo molle.
Non si può pensare di proteggere gli squali se non si lavora anche alla conservazione dell’habitat.
Le società che gestiscono la riserva marina, in accordo con il governo, portano avanti un progetto di economia sostenibile con i pescatori locali (che hanno assistito ad un enorme incremento della pesca al di fuori della riserva) e con la comunità (molti lavorano come guide subacquee o come guardiani).
Parte del denaro guadagnato viene inoltre destinato ad istruzione, infrastrutture, attrezzature e riciclo dei rifiuti.

 

Isole Fiji - Pacific Harbour

 

PREPARAZIONE

Una volta decisa la mia follia, penso subito a come realizzarla.
Ho guardato video su Youtube, letto i racconti dei sub nei siti specializzati e contattato ostelli e alberghi sino a trovare il centro che organizza le immersioni.
Avendo i posti limitati, è necessario prenotare in anticipo.
La cifra per 2 immersioni con noleggio dell’attrezzatura è di circa € 150,00.

Dopo aver prenotato, ho passato il tempo che mancava a ripassare la teoria, fare qualche immersione in Sardegna e guardare video per essere mentalmente pronto a ciò che avrei trovato nella Beqa Lagoon.

Poi è arrivato il giorno della partenza. Sono servite quasi 24 ore per raggiungere Nadi da Cagliari e uscendo dall’aeroporto ho subito trovato un pulmino con direzione Suva e passaggio a Pacific Harbour.
Quasi tutti gli ospiti delle strutture della zona sono infatti sub che parteciperanno a questo spettacolo.

Il fatidico giorno la tensione è palpabile e anche i sub più esperti non nascondono le emozioni.
Qualcuno ha attrezzature da migliaia di euro, io ho semplicemente costume, maschera, asciugamano e gopro.
Parlando con qualcuno noto lo stupore per il fatto che io sia lì con solo una ventina di immersioni alle spalle e senza aver mai fatto esperienze con squali più “facili”.
Ma io sono così, non mi piacciono le vie di mezzo e devo andare subito oltre il limite.

Un pulmino porta tutti al porto. Dopo le formalità burocratiche si indossano le mute e ci si divide in due barche.
Per raggiungere il luogo dell’immersione servono circa 20 minuti di navigazione nei quali si fa la riunione tecnica.
Con chiarezza e grande eccitazione, le guide spiegano cosa succederà lì sotto e come bisogna comportarsi, sia sott’acqua sia in caso di urgenze di pronto soccorso a bordo.
Poi all’improvviso la barca si ferma, ci si controlla velocemente e si entra in acqua.

LA PRIMA IMMERSIONE

Quasi tutto ciò che può andare male ad un sub, mi è capitato nella prima immersione.
Non ho tanta esperienza quindi tendo ad entrare in acqua tra gli ultimi, in modo da sprecare meno aria possibile.
Siamo circa 30 persone ma, cosa per me inattesa, non abbiamo formato le coppie per scendere in sicurezza.
Ci siamo trovati quindi tutti in fila vicino alla barca sino alle parole che hanno dato il via all’immersione: “scendiamo il più in fretta possibile a -30 metri“.
Non era questo il segnale che aspettavo.

Inizio a scendere con calma ma velocemente, trovandomi ben presto da solo intorno ai -20 metri.
Cerco un altro sub per continuare in sicurezza ma almeno 20 persone sono già arrivate al punto stabilito, gli altri sono sopra di me con difficoltà a proseguire la discesa.
Mentre mi chiedo se sia più sicuro terminare la discesa da solo o aspettare che mi raggiunga qualcuno, mi accorgo di avere uno squalo a una decina di metri da me.
Non chiedermi che squalo fosse, non chiedermi quanti metri fosse grande. È il primo squalo che ho visto e non avevo immaginato di vederlo in questo modo.
Scendo il più velocemente possibile pensando solo “muoviti, prima che ti veda e gli venga l’acquolina in bocca!“.

 

Isole Fiji - Beqa Lagoon - immersione con gli squali senza gabbia

 

Ma una volta arrivato nel punto stabilito, “la Cattedrale”, sono ancora più in difficoltà.
Perchè i video che si vedono su Youtube (e in realtà anche quello che ho fatto io successivamente) mostrano situazioni perfette, respiro calmo, immagini stabili, subacquei sereni appoggiati sulla barriera corallina.
La realtà è maledettamente diversa.

 

Isole Fiji - Beqa Lagoon - immersione con gli squali senza gabbia

 

Pensavo di trovare un appiglio stabile e invece sul fondale ci sono solo rocce appoggiate.
E a -30 metri la corrente è fortissima.
Sarà stata la situazione, sarà stata la poca esperienza ma nè io nè altri riusciamo a tenere l’assetto e a stare fermi.
Quando si muove uno, se ne porta via almeno 5.

 

Isole Fiji - Beqa Lagoon - immersione con gli squali senza gabbia

 

Tutto questo ovviamente mentre decine di squali affollano l’oceano, banchettando a pochi centimetri da noi.

 

Isole Fiji - Beqa Lagoon - immersione con gli squali senza gabbia

 

Quando la situazione si è fatta troppo pericolosa (o forse quando è finito il pasto degli squali, non lo so) le guide indicano la via per il luogo della seconda parte dell’immersione, da raggiungere nuotando contro corrente.
Saliamo intorno ai -15 metri per dar da mangiare ad altri squali.
Qui trovo una posizione migliore, centrale. Ma la calma dura poco.

Nel lato destro, la corrente è visibilmente più forte e se io ed altri siamo riparati, i sub in quella zona sono in difficoltà.
Non riescono a stare fermi e vengono spazzati da una parte all’altra, sino a coinvolgere praticamente tutto il gruppo.
A quel punto, come dentro una gigantesca lavatrice, è il caos: impossibile non dare e ricevere involontariamente gomitate, calci e colpi di bombole o perdere qualcosa (camera ma ancora peggio l’erogatore).
Impossibile non terminare l’immersione e far risalire tutti in superficie.

 

Isole Fiji - Beqa Lagoon - immersione con gli squali senza gabbia

 

Ma ogni sub, anche il più esperto, sa che il pericolo principale è sempre uno: l’aria.
In un’immersione simile, pur se durata solo 25 minuti, non può che capitare quello che immagini: qualcuno ha finito l’aria nella bombola.
Ho visto almeno un’altra persona con questo problema.
Si, un’altra, perchè anche io ho finito l’aria, a circa -8 metri.

Vicino a me c’è comunque una delle guide e al classico gesto di segnalazione, ricevo subito l’erogatore di emergenza (riguardando i video a casa noterò che ovviamente in acqua c’erano varie bombole di sicurezza).
La risalita prosegue così senza ulteriori problemi.
Una volta in superficie, salgo al volo in barca, rendendomi conto di aver perso la gopro.
Ormai rassegnato, avviso una delle guide che riscende senza esitazione, recuperando la cam (e concludendo anche il video con delle immagini degli squali vicino a lui).

 

Isole Fiji - Beqa Lagoon - immersione con gli squali senza gabbia -

 

Sulla barca mi serve qualche minuto per riprendere serenità. Non sono terrorizzato ma ripenso a tutto ciò che è successo là sotto.
Anche altri non se la sono vista benissimo. Qualcuno in realtà non ha proprio visto niente.
Come detto, alcuni sub all’inizio dell’immersione si sono trovati subito in difficoltà e, spaventati o isolati, hanno rinunciato alla discesa e sono risaliti in barca.

LA SECONDA IMMERSIONE

Tra una chiacchiera, una tazza di the caldo e qualcosa da mangiare, si avvicina il momento di una decisione importante: fare la seconda immersione o stare sulla barca?

Ammetto di aver scelto a lungo la seconda opzione.
Sono successe troppe cose lì sotto, non voglio rivivere un’esperienza simile, mi è andata bene una volta e la seconda non so se avrebbe lo stesso esito, ho comunque visto gli squali liberi nel loro habitat e magari mi farei dare un video da un altro sub…

Ma poi penso che il peggio mi è già successo e non può ricapitarmi dopo pochi minuti, ho visto gli squali ma non li ho davvero ammirati, nonostante tutto sono ancora qui a ragionare, aver perso e recuperato la gopro significa che devo riusarla.
Insomma, decido di fare la seconda immersione ma di cambiare strategia.

Mi preparo con largo anticipo e scendo in acqua tra i primi.

 

Isole Fiji - Beqa Lagoon - immersione con gli squali senza gabbia

 

Questo mi permette di fare la discesa rapida con le guide, arrivare velocemente a -30 metri e sistemarmi nel posto riparato da tutte le correnti.

Davanti ai miei occhi inizio a vedere i primi squali curiosi che ci osservano muovendosi molto lentamente.
Questa volta deve andare per forza tutto bene e penso solo a non agitarmi perchè tutto dipende da me.
Mentre il resto del gruppo termina la discesa e si sistema sul fondale, io sono già rilassato, con l’assetto perfetto, mi concentro sulla respirazione lenta e ho la gopro stabilizzata.

 

Isole Fiji - Beqa Lagoon - immersione con gli squali senza gabbia

 

Migliaia di pesci colorano l’acqua e il numero di squali aumenta velocemente.
Si avvicinano curiosi sino a pochi centimetri e poi cambiano direzione quando inizi a pensare che ti sbattano addosso. Sono meravigliosi ed è un’emozione fortissima vederli liberi, un sogno che si realizza.

 

Isole Fiji - Beqa Lagoon - immersione con gli squali senza gabbia

 

Poi è il momento della merenda: un bidone colmo di pesce si apre lentamente e gli squali mostrano tutta la loro potenza. Si muovono più freneticamente e l’acqua si introrbidisce.

 

Isole Fiji - Beqa Lagoon - immersione con gli squali senza gabbia

 

Isole Fiji - Beqa Lagoon - immersione con gli squali senza gabbia

 

Mi godo uno spettacolo incredibile. Sto vivendo uno dei tanti documentari visti in tv.
Circa 100 squali sono vicini a me, quasi mi accarezzano, possiamo guardarci negli occhi.

 

Isole Fiji - Beqa Lagoon - immersione con gli squali senza gabbia

 

Isole Fiji - Beqa Lagoon - immersione con gli squali senza gabbia

 

E nel frattempo migliaia di pesci sfrecciano in tutte le direzioni, forse per recuperare le briciole lasciate dai padroni degli oceani.
Siamo ospiti a casa loro. Ospiti privilegiati.
Ero preparato mentalmente a un’immersione di questo tipo e quindi la vivo con totale calma.

 

Isole Fiji - Beqa Lagoon - immersione con gli squali senza gabbia

 

Il bidone viene spostato in orizzontale in modo che tutti i sub possano vivere la stessa esperienza. Vivo quello che non sono riuscito a vedere nella prima immersione.

 

Isole Fiji - Beqa Lagoon - immersione con gli squali senza gabbia

 

Dopo circa 15 minuti le guide sbattono ripetutamente le bombole: è il segnale che l’immersione deve terminare e dobbiamo iniziare le procedure per la risalita in superficie.

 

Isole Fiji - Beqa Lagoon - immersione con gli squali senza gabbia

 

Non so se qualcosa sia andato storto ad altri sub ma credo sia probabile.

Sono comunque felice di aver vissuto questa esperienza e il video che sono riuscito a girare mi emozionerà ogni volta.

CONCLUSIONI

Immergersi con gli squali è un’esperienza difficile da spiegare se non la si vive.
Ho scritto al presente, cercando di coinvolgerti in ogni istante e in ogni mia emozione.

Probabilmente la mia poca esperienza mi ha fatto correre dei rischi altissimi ma è anche vero che sub molto più esperti di me hanno vissuto l’immersione dalla barca perchè non sono riusciti a scendere velocemente ed altri hanno comunque avuto difficoltà nel gestire la corrente.
Forse la sicurezza non è stata impeccabile ma le immersioni nella Beqa Lagoon vengono fatte da decenni e mai nessuno è rimasto ucciso o gravemente ferito.

Si ha comunque a che fare con squali di grandi dimensioni, predatori potenzialmente letali che devono essere rispettati.

 

Isole Fiji - Beqa Lagoon - immersIsole Fiji - Beqa Lagoon - immersione con gli squali senza gabbiaione con gli squali senza gabbia - 18

 

Credo che gli animali che frequentano quest’area del Pacifico siano ormai abituati ai sub che si immergono per vedere lo spettacolo e soprattutto a ricevere il pasto quotidiano, come se fosse un’abitudine certa, prevedibile e puntuale.
Si potrebbe anche discutere su quanto ciò sia etico ma io resto dell’idea che la cosa importante sia non danneggiare gli animali, e questo avviene, come dimostrato da tutte le ricerche scientifiche.
Queste attività garantiscono inoltre la tutela degli squali perchè consentono alle comunità locali di vivere grazie alle migliaia di sub (dilettanti, professionisti, scienziati, biologi, registi cinematografici ecc) che si recano quotidianamente nelle Isole Fiji per vivere questa incredibile esperienza.

Da provare almeno una volta nella vita.

 

Isole Fiji - Beqa Lagoon - immersione con gli squali senza gabbia

 

ISLA HOLBOX: L’ISOLA DEL RELAX

La mia prima grande delusione

A Isla Holbox ho avuto la prima grande delusione nei miei viaggi.

Ho sempre associato il Messico all’EZLN ed ai Maya ma quando ho iniziato ad organizzare questo viaggio mi sono informato su tutto ciò che poteva interessarmi.
Tra le varie possibilità, ho scoperto che le acque dell’isola Holbox sono frequentate, in certi periodi dell’anno, dagli squali balena.
Lungo sino a 20 metri e con un peso che arriva alle 34 tonnellate, è lo squalo più grande che esiste.
Non è pericoloso per l’uomo (a meno che non si venga colpiti nuotandoci troppo vicino) perchè si nutre principalmente di plancton.
Ho deciso quindi di trascorrere due notti sull’isola per poter vedere da vicino questo gigante dei mari, nel suo habitat naturale.

Ma il meteo non era d’accordo.

 

Messico-Isla-Holbox-strada

 

Isla Holbox mi ha accolto con un pesante diluvio e la pioggia è scesa quasi ininterrottamente per 4 giorni, impedendo l’uscita delle barche e qualsiasi possibilità di vedere da vicino gli squali balena.
Ho annullato il soggiorno a Cancun per trattenermi e aspettare che il tempo migliorasse ma è stato tutto inutile.
Pur con tanti rimpianti, ho dovuto lasciare l’isola per volare a Cuba.

Quando non si va in uno zoo, si rischia di non vedere gli animali che si cercavano.
Per la prima volta da quando ho iniziato a viaggiare, ho dovuto fare i conti con la natura.

Mi è ricapitato qualche anno dopo alle Fiji, quando il troppo vento ha tenuto lontane le mante giganti.
Però devo anche dire che sono stato fortunato a vedere i pinguini in Patagonia, gli orsi polari alle Isole Svalbard, gli elefanti in Laos, i panda in Cina, gli squali alle Fiji e le balene a Tonga.

 

Un addio è un nuovo inizio

Certi luoghi resteranno per sempre legati ad alcune decisioni fondamentali della nostra vita.

Valigia o zaino? Tutti prima o poi ci facciamo questa domanda.
La risposta spesso è determinata dal tipo di viaggi che si fanno e dalle esperienze che ne conseguono.

Ho iniziato a viaggiare con la valigia perchè, ad un primo sguardo, è facile scegliere la comodità delle ruote rispetto ad un peso da portare sulle spalle.
Ma questo è sempre valido?

Ti è mai capitato di dover portare la valigia con tutto il suo peso da un lato del corpo che ti sbilancia, su per una ripida ed infinita scalinata in legno, poi camminare sotto il diluvio per 2 km in un’isola dove non ci sono strade asfaltate ma solo sabbia, con le ruote che si bloccano e diventano un ulteriore rallentamento mentre sei completamente fradicio?
Ecco, tutto questo mi è successo a Isla Holbox!

Ed è proprio qui, per questo, che ho deciso di dire addio alla valigia ed iniziare la mia vita da backpacker, cioè viaggiatore zaino in spalla.

E non mi sono mai pentito.

 

Messico-Isla-Holbox-hostel

 

COSA FARE A ISLA HOLBOX

Sono scappato in anticipo dall’eterno folle divertimento di Cancun per arrivare in circa 3 ore nella lenta e calma Holbox.
Tutta l’isola è pedonale e si può quindi passeggiare tranquillamente alla ricerca del miglior souvenir o del ristorante messicano con tacos, aragosta o ceviche più buoni.
Escluse le esigenze di lavoro, gli unici mezzi di trasporto sono le bici e le golf car. Si, proprio le macchine elettriche che si vedono nei campi da golf.
Di sera, residenti e viaggiatori si ritrovano nei locali o nella piazza principale, che si anima con musica dal vivo.

Le spiagge sono lunghe distese di sabbia bianca e fine, con l’acqua bassa che degrada molto lentamente.

 

Messico-Isla-Holbox

 

Holbox fa parte della Riserva della biosfera di Yum Balam ed è un rifugio naturale per varie specie in via di estinzione o comunque minacciate.
La maggior parte degli abitanti è interessata a mantenere intatto questo ecosistema e partecipa a progetti di turismo sostenibile.
Da maggio a settembre è solitamente possibile nuotare con gli squali balena ma, come detto, purtroppo il meteo non mi è stato amico e non ho potuto vivere questa esperienza.

Se ci sono gli squali balena, significa che c’è anche il loro cibo preferito: il plancton.
Le lucciole sono il primo animale che associamo all’emissione di luce.
Questo fenomeno avviene grazie ad alcune reazioni chimiche che avvengono nel loro corpo e coinvolge molti organismi viventi. Tra questi c’è anche il plancton.

Questi organismi sono incapaci di nuotare attivamente e vengono quindi trasportati dalle onde e dalle correnti.
E quando il plancton brilla nel buio, si vede uno spettacolare mare di stelle.

 

Isla Holbox - Messico - bioluminescenza plancton

 

Secondo alcuni studi scientifici, la bioluminescenza è un’arma di difesa usata da questi microrganismi.
L’intensità del lampo luminoso nella notte infastidisce i vari predatori, spesso fotofobici, e inoltre li rende visibili ai cacciatori di un livello trofico superiore.

Di notte, soprattutto nella zona occidentale dell’isola, è quindi possibile vedere la bioluminescenza del plancton.

Oltre il totale riposo, altre attività possibili sono il kayak tra le mangrovie della laguna e l’osservazione di animali come fenicotteri e pellicani.

 

Messico-Isla-Holbox-barche

 

 

pellicano-messico-isla-holbox

CHIAPAS: IL CUORE DEL MESSICO

Nel mio viaggio in Messico, il Chiapas mi ha totalmente conquistato.
Non solo per l’atmosfera particolare di San Cristóbal de Las Casas o per gli insegnamenti dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale.
La natura dello Stato più meridionale del Messico è incredibile.
Foreste, giungle, boschi, cascate, fiumi e grotte sono l’habitat naturale di pappagalli, tucani, scimmie, coccodrilli.

 

Canyon-Rio-La-Venta

CANYON DEL RIO LA VENTA

Se si vuole evitare la folla turistica del più famoso Canyon del Sumidero, si può andare senza rimpianti al Canyon del Rio La Venta.

Chiapas, Messico: Canyon Rio La Venta

 

Questo canyon, più adatto se si preferiscono trekking ed esplorazioni, è lungo 80 km e le sue pareti sono alte sino a 400 metri.
Scendendo 750 gradini si arriva al fiume che lo ha generato, raggiungendo anche la bellissima Cascata del Aguacero, alta 70 metri.

 

Chiapas, Messico: Cascata del Aguacero

 

All’interno del canyon ci sono molte grotte, usate dalle popolazioni pre-ispaniche sia come rifugio che per cerimonie.
Nella zona più remota del canyon, conosciuta come “Canyon Sacro” e raggiungibile con un trekking di più giorni, il fiume permette escursioni in kayak e rafting.

 

Chiapas, Messico: Grotta Rio La Venta

SIMA DE LAS COTORRAS

All’interno di questa impressionante cavità naturale di 140 metri di profondità e 160 metri di diametro, vivono migliaia di pappagalli.

 

Chiapas-Messico-Sima-de-las-Cotorras-

 

Consiglio di dormire nelle vicine capanne in pietra, in modo da svegliarsi all’alba e vedere l’incredibile uscita di migliaia di pappagalli dal suo interno.
Dopo questo spettacolo si può passeggiare in sicurezza intorno alla fossa oppure calarsi in corda doppia nelle profondità della cavità.

 

Chiapas-Messico-Sima-de-las-Cotorras-passeggiata

 

 

Chiapas-Messico-Sima-de-las-Cotorras-discesa-in-corda-doppia

 

In questo modo si raggiungerà una grotta sulle cui pareti interne sono presenti varie pitture rupestri pre-ispaniche.

 

Chiapas-Messico-Sima-de-las-Cotorras-pitture-rupestri

 

 

Chiapas-Messico-Sima-de-las-Cotorras-fondo-cavità

 

Non avevo mai fatto una discesa con la corda ed essere lì sospeso è stato molto bello.
La discesa è stata tranquilla e divertente… ma ricordo ancora la fatica per risalire.

 

Chiapas-Messico-Sima-de-las-Cotorras-risalita

 

Al crepuscolo, i pappagalli tornano all’interno della fossa ed è così possibile vedere il loro rientro.
Sono animali fedelissimi e le coppie che si formano durano in eterno.
Per questo è emozionante notare come si muovono sempre in coppia.
I pappagalli solitari sono quelli che non hanno ancora trovato compagnia o che l’hanno persa e resteranno comunque fedeli sino alla fine.

LA GIUNGLA MAYA

Le città Maya mi hanno lasciato senza parole.
Per essere chiaro, per me sono molto più belle di Machu Picchu.

Questo non solo per la bellezza delle costruzioni, ma per l’ambiente che le circonda e che ancora le nasconde e protegge.
Gran parte degli edifici di Palenque sono infatti ancora sepolti sotto la vegetazione tropicale.
Ma questo non toglie niente allo splendore che possiamo vedere.

 

Chiapas - Messico - Palenque

 

Lo stesso discorso vale per Yaxchilan, sito archeologico al confine con il Guatemala.

 

Chiapas - Messico - Yaxchilan

 

Qui addirittura si può arrivare solo navigando sullo storico Rio Usumacinta, il fiume più lungo e con la maggior portata dell’America centrale.

 

Chiapas - Messico - Rio Usumacinta

 

Queste zone sono ovviamente habitat naturale di numerosi animali.

 

Chiapas - Messico - Scimmia urlatrice a Yaxchilan

 

 

scimmia-messico-yaxchilan

 

Tucano-Messico-Mexico-Yaxchilan-Maya

 

coccodrillo-messico-yaxchilan

ESCURSIONE A PYRAMIDEN DA LONGYEARBYEN

TROVARE L’URSS E GLI ORSI POLARI

Dopo la spedizione polare con la Hurtigruten, sino a superare l’80° parallelo nord, ho scelto l’escursione da Longyearbyen a Pyramida e al ghiacciao Nordenskiöldbree come ultima carta per provare a vedere gli animali assenti nei giorni precedenti.
E incredibilmente è stata la scelta perfetta.

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LONGYEARBYEN: VIAGGIO AI CONFINI DEL MONDO

Il gate 20 è al piano inferiore dell’aeroporto di Tromso e camminando nei grigi corridoi sembra di essere già usciti dalla pulita e ordinata Norvegia.
Il passaggio alla dogana per il controllo passaporti segna l’uscita dall’area Schengen e porta nella sala d’attesa.

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ISOLE SVALBARD: VIAGGIO AL POLO NORD

Mi è sempre piaciuta la geografia e spesso capita di scavare nei ricordi cercando mete insolite e poco conosciute per i prossimi viaggi.
È in una di queste ricerche che le Isole Svalbard sono diventate la destinazione illuminante.

Le isole sotto la bandiera norvegese, spesso addirittura nascoste dal braccio dell’asse terrestre nel mappamondo, sono le terre abitate più a nord del pianeta.

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